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SAKA | Calavera no llora | Photography

Calavera no llora

In Messico nei primi giorni di Novembre Il sentimento nostalgico negli occhi e nel cuore delle persone è accompagnato da sorrisi e gioia. Nell’attesa dell’ ascesa delle anime in terra, i parenti dei defunti banchettano seduti sulle loro tombe.Vita e morte si fondono in una concezione ciclica del tempo. Le antiche popolazioni precolombiane basavano il loro culto sull’osservazione della natura, per questo la loro concezione del tempo è detta ciclica. Le case si adornano con le ofrende: piccoli o grandi altari da tre o sette gradini colmi di pietanze, bevande, sigarette, santini e fotografie, dedicate ai morti delle famiglie. La gente è impegnata nell’acquistare fiori, pietanze e tutto il necessario per una giusta accoglienza delle anime. Tutto è in vita per la festa dei morti. Le vie e le case sono decorate con festoni e marionette a sembianza di scheletro, i quali nella maggior parte delle raffigurazioni sorridono divertiti mentre ballano, partecipano a deliziosi banchetti e giocano.
La “Santissima muerte” è rispettata e derisa allo stesso tempo, perché viene percepita come tappa di un ciclo.
Vita e morte coesistono nello stesso spazio-tempo, due facce della stessa medaglia, due opposti che compensandosi creano un indissolubile equilibrio.

Saka, 2014.

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Saka, 2014.

da OTTO | ONE WAY TO KOBANE | GABRIELE MICALIZZI #Passaggi2015 // Diari e reportage di viaggio raccontati dai fotografi

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PASSAGGI 2015

Reportage e diari di viaggio raccontati dai fotografi.

Quinto appuntamento:
ONE WAY TO KOBANE
GABRIELE MICALIZZI
Giovedì 19 novembre alle 20:30
Da oTTo

#Passaggi2015
Sulle tracce dei migranti oppure di un antico geografo, esplorazione di un paese, scoperta di un popolo, indagine sociale fino al reportage di guerra: un viaggio non è mai il semplice spostarsi da un luogo all’altro.

Passaggi 2015 è una rassegna di incontri legati al mondo del viaggio e della fotografia. Ogni appuntamento ha come protagonista un fotografo, che accompagnerà alle immagini il proprio racconto per cercare insieme al pubblico nuovi punti di vista.

GABRIELE MICALIZZI
Fotogiornalista, utilizza l’immagine come veicolo per raccontare con una visione autoriale progetti personali a lungo termine e news internazionali. Nel 2008 fonda il progetto Cesuralab sotto la direzione artistica di Alex Majoli. Dal 2009 documenta territori in crisi e scenari di conflitto: Afghanistan, Tailandia, Tunisia, Egitto, Libia, Palestina, Gaza, Siria, Turchia. Da anni collabora con le principali riviste e giornali internazionali, come New York Times, New Yorker, Le Monde, Stern.

ONE WAY TO KOBANE
Kobane è una città siriana assediata ormai da quattro anni. Il popolo curdo fronteggia l’Isis ogni giorno in una guerra sanguinosa tra autobombe, imboscate e martiri. “One way to Kobane” racconta il difficile viaggio nel territorio più ostile e conteso del nostro tempo, tra forze rivali e pressioni internazionali.

Questa sera
da Otto
via Sarpi 8, Milano.
ore 20.30

EVENTO

OBSERVE: Walls have mouths to tell by ADRIANO ANNINO

OBSERVE: WALLS HAVE MOUTHS TO TELL by ADRIANO ANNINO

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HNSL: Ciao Adriano,
Abbiamo visitato la tua mostra “Walls have mouths to tell” che hai allestito nella cornice della villa Rusconi di Castano Primo.
Come è stato sviluppare questa idea e quanto tempo ti ha preso?

Adriano Annino: Il giorno dell’inaugurazione combaciava con quello del mio trasferimento a Milano due anni fa.

Distribuita nelle tre grandi sale centrali ci ha colpito il legame delle opere con la location. La scelta espositiva di “incastrare” le opere nelle strutture della villa, come nelle finestre, nei camini e negli altri elementi come il pianoforte presente nella sala principale.
Come hai organizzato l’esposizione e strutturato il gioco di specchi che la caratterizza?

Ho cominciato dal motto della famiglia Rusconi, ultima ad averla vissuta “Nihil difficile volenti” ed il resto in automatico.

I dipinti e la location infatti compongono un’opera unica che cattura anche il visitatore, come invitandolo a farne parte.
Chi sono i soggetti che vediamo riflessi nei dipinti?

Sono io, i miei amici, gli abitanti della villa, un paio di bulli metropolitani e personaggi immaginati. Nei lavori sono tutti dentro la villa, con anche le opere installate. Il momento  infatti è lo stesso spazio temporale in cui si  è trovato il visitatore. Esatto, si è sovrapposto ai quadri che raccontavano un vissuto.

Importante anche la parte musicale, come è nata la scelta delle musiche?

Mouths have fragments to sono due tracce, composte insieme a Jacopo Facchini e Michele Foresi, che riproducono in contemporanea, tra una sala e l’altra, la registrazione di una cena con i miei amici ad episodi di musica elettronica in cui il testo anonimo di una canzone popolare lombarda, il canto delle filandine (la villa aveva una filanda) viene adattato alla melodia scomposta e distorta di un lied di Schubert “Die Spinnerin” su testo di Goethe. Il pianto, le urla di dolore e i lamenti si sovrappongono e si confondono all’amplesso descritto da un madrigale del quarto libro di Monteverdi: “s’io ch’io vorrei morire” su testo di Maurizio Moro. Le parole chiave, “Ahi, bocca!Ahi, baci! Ahi, lingua. Deh, deh stringetemi finch’io venga meno!” sono cantate sullo stesso intervallo su cui lo sono anche le parole piedi e mani, le parti che dolgono alla filatrice. Il dolore si confonde con il piacere in una polifonia che, ricreata artificialmente, utilizza frammenti dall’Orfeo, su testo di Alessandro Striggio che cita Dante “in quei campi di pianto e di dolore / lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”, per evocare la risaia, di fronte alla quale si trova la mia casa/studio, e rendere la Villa con i quadri dei campi Elisi.

Ora che l’installazione è conclusa pensi che sarà possibile rivederla in futuro?
Mi hanno detto che Giuseppe Rusconi avrebbe dato cinquantamila euro e lasciato tutto così com’era. Il problema è che è morto.

Stai lavorando a qualche nuovo dipinto o progetto e hai in vista qualche nuova mostra/esposizione?
Ma intendi oltre la mostra al MoMA?

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Francesca Di Vaio | Photography

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About

“Sono sempre stata attratta dalla fotografia, sin da quando mio padre mi mostrava le diapositive dei suoi viaggi su un muro bianco, riconoscendo in quegli scatti una sorta di magia.
Amo ritrarre i volti delle persone, creare storie e descrivere sogni. Scatto foto a me stessa nei momenti in cui ne sento più il bisogno, come se la fotografia fosse una sorta di cura per un determinato stato d’animo.
Suono da quando avevo 4 anni e la musica ormai fa quasi totalmente parte della mia vita; studio Lettere moderne all’Università Statale di Milano.”

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© All rights reserved Francesca Di Vaio

Francesca Di Vaio Photography

ROOMS WITH SILVIA ARGIOLAS

ROOMS Oggi intervista a Silvia Argiolas. Le foto sono di Lara Bordoni.

HNSL: Come e quando è nata la tua passione per la pittura?

Silvia Argiolas: Da sempre, forse grazie ad una mia zia che dipingeva, l’odore era droga, sentivo che quella era la strada, anche se da bimba amavo molto scrivere poesie.

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Quale insieme di sensazioni ti guidano di fronte ad una tela bianca, prima di iniziare un nuovo lavoro?

Con il tempo ho capito che per dipingere bisogna passare da diversi stati interiori, personalmente devo essere serena, con la rabbia si può produrre ma credo che si debba superarla per creare aldilà dell’enfasi del vomito
interiore.

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Cosa porti nei i tuoi dipinti? Chi sono i soggetti che vediamo al suo interno?

Porto ciò che amo e ciò che mi disgusta, porto l’erotismo, gli atteggiamenti sociali cercando di superare la leziosità poetica, una componente di solitudine, amo osservare i colori della slot machine, l’odore della gente, i luoghi che diventano persona.

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Che rapporto hai con il tuo studio?

lo amo perchè è sincero , è uno stabile molto vecchio, potrei paragonarlo ad un uomo con carattere che ti fa impazzire anche per la sua puzza.

Se ascolti della musica mentre dipingi, quale?

No, in questo periodo amo molto il silenzio, oppure gli audiolibri.

Un colore.

Rosa carne senza dubbio.

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Come sta oggi la borsa dell’acqua calda?

Sorride al mondo guardando avanti.

Consigliaci un artista.

Due se posso: Adriano Annino e Dario molinaro.

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.