Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine

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DAL TESTO

Sono nato in un’epoca in cui la maggior parte dei giovani aveva perduto la fede in Dio, per la stessa ragione per la quale i loro padri l’avevano avuto – senza sapere perché. E allora, poiché lo spirito umano tende naturalmente a criticare perché sente e non perché pensa, la maggior parte di quei giovani ha scelto l’umanità come surrogato di Dio. Appartengo, però, a quella specie di uomini che se ne stanno ai margini di quel mondo di cui fanno parte, e che non rivolgono lo sguardo solo alla massa cui appartengono, ma anche verso i grandi spazi che sono a lato. Per questo non ho mai abbandonato Dio come loro, né ho mai accettato l’umanità. Ho considerato che Dio, pur essendo improbabile, potrebbe anche esistere e che, pertanto, si poteva adorare; ma che l’umanità, essendo una mera idea biologica, e non significando altro che la specie animale umana, non era degna di adorazione più di qualsiasi altra specie animale.
DUE PAROLE
Un piombo a picco nella coscienza di Bernardo Soares, uno degli innumerevoli pseudonimi di Fernando Pessoa. Quattrocentosettantuno capitoletti di introspezione analitica, un viaggio nell’angoscia e nella solitudine mentale di un pensatore privo di sorpresa e di speranza. Una scoperta, un ritrovamento solitario e senza fiato.

INFO UTILI

320 pagine, 9 ore di lettura circa

ORIGINI

Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine – Grandi tascabili economici Newton (ISBN 9788854117287)

Van Gogh – Depressione

via Paolo Nova.

SAKA | Calavera no llora | Photography

Calavera no llora

In Messico nei primi giorni di Novembre Il sentimento nostalgico negli occhi e nel cuore delle persone è accompagnato da sorrisi e gioia. Nell’attesa dell’ ascesa delle anime in terra, i parenti dei defunti banchettano seduti sulle loro tombe.Vita e morte si fondono in una concezione ciclica del tempo. Le antiche popolazioni precolombiane basavano il loro culto sull’osservazione della natura, per questo la loro concezione del tempo è detta ciclica. Le case si adornano con le ofrende: piccoli o grandi altari da tre o sette gradini colmi di pietanze, bevande, sigarette, santini e fotografie, dedicate ai morti delle famiglie. La gente è impegnata nell’acquistare fiori, pietanze e tutto il necessario per una giusta accoglienza delle anime. Tutto è in vita per la festa dei morti. Le vie e le case sono decorate con festoni e marionette a sembianza di scheletro, i quali nella maggior parte delle raffigurazioni sorridono divertiti mentre ballano, partecipano a deliziosi banchetti e giocano.
La “Santissima muerte” è rispettata e derisa allo stesso tempo, perché viene percepita come tappa di un ciclo.
Vita e morte coesistono nello stesso spazio-tempo, due facce della stessa medaglia, due opposti che compensandosi creano un indissolubile equilibrio.

Saka, 2014.

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Saka, 2014.

Cesare Pavese – La casa in collina


manzaraDAL TESTO 

Entrai qualche volta da solo in cappella, nel freddo buio mi raccolsi e cercai di pregare; l’odore antico dell’incenso e della pietra mi ricordò che non la vita importa a Dio ma la morte. Per commuovere Dio, per averlo con sé, -ragionavo come fossi credente – bisogna aver già rinunciato, bisogna essere pronti a spargere sangue. Pensavo a quei martiri di cui si studia al catechismo. La loro pace era una pace oltre la tomba, tutti avevano sparso sangue. Com’io non volevo.
In sostanza chiedevo un letargo, un anestetico, una certezza di essere ben nascosto. Non chiedevo la pace del mondo, chiedevo la mia. Volevo esser buono per essere salvo. Lo capii così bene che un giorno mollai. Naturalmente non fu in chiesa, ero in cortile coi ragazzi. I ragazzi vociavano e giocavano al calcio. Nel cielo chiaro – quel mattino aveva smesso di piovere – vidi nuvole rosee, ventose. Il freddo, il baccano, la repentina libertà del cielo, mi gonfiarono il cuore e capii che bastava un soprassalto d’ energia, un bel ricordo, per ritrovare la speranza. Capii che ogni giorno trascorso era uno verso la salvezza. Il bel tempo tornava, come tante stagioni passate, e mi trovava ancora libero, ancora vivo. Anche stavolta la certezza durò poco più di un istante, ma fu come un disgelo, una grazia.

DUE PAROLE

Corrado è un giovane professore che osserva la guerra, la resistenza italiana, alternandosi fra la città, Torino, e il Piemonte collinare, ove vive e si rifugia. Il dualismo fra vita e ruralità è lo stesso che combatte nel cuore del protagonista, e probabilmente anche in quello di ogni uomo posto di fronte alle atrocità della guerra. Il pensatore Pavese si oppone al soldato Pavese, quasi inesistente, mutilato. La teoria contro l’amara realtà. La sofferenza espressa da questa divisione, ma soprattutto da questa incapacità di azione diretta, tipica di ogni intellettuale, viene sottolineata nel crescendo finale del libro, che così incisivamente lo stesso Pavese riporta:
“Adesso che la campagna è brulla, torno a girarla, salgo e scendo la collina e ripenso alla lunga illusione da cui ha preso le mosse questo racconto della mia vita. Dove questa illusione mi porti, ci penso sovente in questi giorni: a che altro pensare? Qui ogni passo, quasi ogni ora del giorno, e certamente ogni ricordo più inatteso, mi mette innanzi ciò che fui – ciò che sono e avevo scordato. Se gli incontri e i casi di quest’anno mi ossessionano, mi avviene a volte di chiedermi: “Che c’è di comune tra me e quest’uomo che è sfuggito alle bombe, sfuggito ai tedeschi, sfuggito ai rimorsi e al dolore?”
Qui Pavese esprime chiaramente l’impossibilità del ritorno: chiunque venga portato verso un limite difficilmente può tornare a vedere le cose ingenuamente. La guerra, in questo senso, viene vista quasi come una sorta di esperienza di vita, più che ad un’atrocità, avvicinando questo testo, mi si passi, ad un romanzo di formazione più che ad una voce storica, o di impegno sociale. Nel ricordo, il senso di incompiutezza, quel rantolo amaro che ci rimembra di essere stati spettatori ma non protagonisti. Della guerra, così come della stessa vita.

INFO UTILI

130 pag, 2 ore e mezza di lettura circa.

ORIGINI

La casa in collina – Cesare Pavese (Edizione Einaudi, ISBN 9788806193706)

Roger De La Fresnaye – Village landscape

via Paolo Nova

da OTTO | ONE WAY TO KOBANE | GABRIELE MICALIZZI #Passaggi2015 // Diari e reportage di viaggio raccontati dai fotografi

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PASSAGGI 2015

Reportage e diari di viaggio raccontati dai fotografi.

Quinto appuntamento:
ONE WAY TO KOBANE
GABRIELE MICALIZZI
Giovedì 19 novembre alle 20:30
Da oTTo

#Passaggi2015
Sulle tracce dei migranti oppure di un antico geografo, esplorazione di un paese, scoperta di un popolo, indagine sociale fino al reportage di guerra: un viaggio non è mai il semplice spostarsi da un luogo all’altro.

Passaggi 2015 è una rassegna di incontri legati al mondo del viaggio e della fotografia. Ogni appuntamento ha come protagonista un fotografo, che accompagnerà alle immagini il proprio racconto per cercare insieme al pubblico nuovi punti di vista.

GABRIELE MICALIZZI
Fotogiornalista, utilizza l’immagine come veicolo per raccontare con una visione autoriale progetti personali a lungo termine e news internazionali. Nel 2008 fonda il progetto Cesuralab sotto la direzione artistica di Alex Majoli. Dal 2009 documenta territori in crisi e scenari di conflitto: Afghanistan, Tailandia, Tunisia, Egitto, Libia, Palestina, Gaza, Siria, Turchia. Da anni collabora con le principali riviste e giornali internazionali, come New York Times, New Yorker, Le Monde, Stern.

ONE WAY TO KOBANE
Kobane è una città siriana assediata ormai da quattro anni. Il popolo curdo fronteggia l’Isis ogni giorno in una guerra sanguinosa tra autobombe, imboscate e martiri. “One way to Kobane” racconta il difficile viaggio nel territorio più ostile e conteso del nostro tempo, tra forze rivali e pressioni internazionali.

Questa sera
da Otto
via Sarpi 8, Milano.
ore 20.30

EVENTO

CONSTELLATIO HUMANAE | mostra di Gianluca Rossi @ Harlem Room

SSTM

http://www.harlemroom.it/category/exibitions/upcoming/

Constellatio Humanae è la rappresentazione, attraverso disegni digitali e un intervento murario, dell’unione tra l’irrazionale umano e il razionale universale. La morte è vista come l’unico momento reale di fusione di questi due fondamenti ed è il passaggio in cui l’unità si fa totalità e il tutto si fonde con il singolo. Le ossa, simbolo del trapasso e della fragilità umana, si uniscono alle costellazioni, simbolo dell’universo e rappresentazioni di antichi miti. Ne emerge una storia fatta di relazioni e dialoghi tra ciò che è micro e macro, tra ciò che è terreno e ultraterreno, tra l’io e l’infinito, tra strutture fisiche e astrali, tutte bloccate all’interno di disegni geometrici, come nel più cupo dei cieli. L’artista, fedele all’azione di astrazione, sceglie di usare solo tre punti della gamma cromatica: il nero, come il buio della mente, il rosso, l’irrazionalità e il bianco, la purezza.

EVENTO

CELLULA MURNAU | live at Pepita Bar | 20/11

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△ Cellula Murnau △


La propaganda armata dei “Cellula Murnau” precipita alla velocità dell’incubo verso i Carrefour abbandonati dalle festività, alligna nel cuore di liquore che nascondi a tuo padre, dove lei non tornerà ivi sta battezzando ciminiere cubitali.

N Beat djSet △

Ven 20/11 – Dalle 21.00 alle 2.00

Busto Garolfo (MI), via Ludovico Ariosto 12.

*locandina 3d by N Beat

pagina evento

Marco Montanari Photos X FRED’S DINER play

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Photographic session of the characters taking part in the Penelope Skinner’s play “Fred’s Dinner”, directed by Giacomo Bisordi, in theatre from November 2015.

The project features:

Melissa: Camilla Semino Favro

Chloe: Aurora Peres

Heather: Pia Lanciotti

Sunny: Carlo Valli

Greg: Francesco Petruzzelli

Fred: Michele di Mauro

Styling and Costume Designer: Anna Missaglia

Trueforever.net