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OBSERVE: If you come back – Andrea Fiorino

Andrea Fiorino
“If you come back”
a cura di Fabio Carnaghi

ph: Lara Bordoni

If you come back è una mostra che presenta una collezione di mirablia del ritorno, dettate dall’approccio allo spazio liturgico dell’abbazia di Sant’Ambrogio della Vittoria, luogo di apparizione del santo dedicatario del complesso monastico nel 1339 durante la Battaglia di Parabiago.
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Il tema del ritorno si esprime in una parabola narrata da pitture installate nello spazio dell’abbazia cistercense. Le pitture di Andrea Fiorino giacciono come ostensioni avvalendosi della forma tissurale del drappo, della bidimensionalità apparativa, della dipintura su oggetti, della pratica acrolitica. L’impostazione del progetto on site alla permanenza del ricordo, quale attestazione di un viaggio, compensa il dinamismo di un percorso oltre la leggenda, affidato al divenire di una narrazione che si addentra nel particolare delle vicende umane in contrasto con scenari di natura dalle nette atmosfere meteorologiche. In un clima agiografico Andrea Fiorino ricorre ad un sincretismo che mescola in modo eclettico sacralità dogmatiche ed animistiche, arcaiche simbologie preletterarie ad apologhi di natura dal sapore esopico, feticci apotropaici e liturgie.
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If you come back allude al nostos di un eroe o all’epifania di un immortale dalle fattezze fantasiose e dalla caratterizzazione etnografica. I tratti arcani di un personaggio letterario ed autobiografico sembra lasciare traccia di gesta ora lustrali, ora sacrificali. Una teoria di partiture narrative di un ciclo, che alterna notturni boreali a cieli luminosi, emula le caratteristiche architettoniche del luogo simbolico ed immersivo: dal corridoio vestibolare, percorso di tenebre, alla luminosità rosacea dello spazio liturgico.
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L’esperienza mistica di un essere soprannaturale mette in gioco il dualismo tra realtà e finzione, nell’ipotesi letteraria di un ritorno dopo un viaggio oltremondano, sia esso inteso nel senso di catabasi o di ascesa. La rinascita dell’eroe epico o fiabesco piuttosto che del dio in forma di uomo rappresenta la nostalgia in senso etimologico sia esperienziale che iconografica. Andrea Fiorino percorre e rivisita tipologie iconografiche riconoscibili che si immergono in nuovi linguaggi, in uno scambio continuo tra narrazione e simbolo. L’immagine crea allegorie incessanti che partecipano della sacralità del luogo e della sua decadenza nel ritorno all’esistenza di una mitologia che sin dai primordi reincarna nell’immagine antropomorfa un essere superiore ed onnisciente, assegnato all’immortalità dalla continuità del ricordo.
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If you come back si inserisce nella rassegna Biodiversity promossa da ARK Cultural Property and Contemporary per Expo in Città, con il sostegno di Fabbrica di Sant’Ambrogio.

Andrea Fiorino

OBSERVE: Walls have mouths to tell by ADRIANO ANNINO

OBSERVE: WALLS HAVE MOUTHS TO TELL by ADRIANO ANNINO

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HNSL: Ciao Adriano,
Abbiamo visitato la tua mostra “Walls have mouths to tell” che hai allestito nella cornice della villa Rusconi di Castano Primo.
Come è stato sviluppare questa idea e quanto tempo ti ha preso?

Adriano Annino: Il giorno dell’inaugurazione combaciava con quello del mio trasferimento a Milano due anni fa.

Distribuita nelle tre grandi sale centrali ci ha colpito il legame delle opere con la location. La scelta espositiva di “incastrare” le opere nelle strutture della villa, come nelle finestre, nei camini e negli altri elementi come il pianoforte presente nella sala principale.
Come hai organizzato l’esposizione e strutturato il gioco di specchi che la caratterizza?

Ho cominciato dal motto della famiglia Rusconi, ultima ad averla vissuta “Nihil difficile volenti” ed il resto in automatico.

I dipinti e la location infatti compongono un’opera unica che cattura anche il visitatore, come invitandolo a farne parte.
Chi sono i soggetti che vediamo riflessi nei dipinti?

Sono io, i miei amici, gli abitanti della villa, un paio di bulli metropolitani e personaggi immaginati. Nei lavori sono tutti dentro la villa, con anche le opere installate. Il momento  infatti è lo stesso spazio temporale in cui si  è trovato il visitatore. Esatto, si è sovrapposto ai quadri che raccontavano un vissuto.

Importante anche la parte musicale, come è nata la scelta delle musiche?

Mouths have fragments to sono due tracce, composte insieme a Jacopo Facchini e Michele Foresi, che riproducono in contemporanea, tra una sala e l’altra, la registrazione di una cena con i miei amici ad episodi di musica elettronica in cui il testo anonimo di una canzone popolare lombarda, il canto delle filandine (la villa aveva una filanda) viene adattato alla melodia scomposta e distorta di un lied di Schubert “Die Spinnerin” su testo di Goethe. Il pianto, le urla di dolore e i lamenti si sovrappongono e si confondono all’amplesso descritto da un madrigale del quarto libro di Monteverdi: “s’io ch’io vorrei morire” su testo di Maurizio Moro. Le parole chiave, “Ahi, bocca!Ahi, baci! Ahi, lingua. Deh, deh stringetemi finch’io venga meno!” sono cantate sullo stesso intervallo su cui lo sono anche le parole piedi e mani, le parti che dolgono alla filatrice. Il dolore si confonde con il piacere in una polifonia che, ricreata artificialmente, utilizza frammenti dall’Orfeo, su testo di Alessandro Striggio che cita Dante “in quei campi di pianto e di dolore / lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”, per evocare la risaia, di fronte alla quale si trova la mia casa/studio, e rendere la Villa con i quadri dei campi Elisi.

Ora che l’installazione è conclusa pensi che sarà possibile rivederla in futuro?
Mi hanno detto che Giuseppe Rusconi avrebbe dato cinquantamila euro e lasciato tutto così com’era. Il problema è che è morto.

Stai lavorando a qualche nuovo dipinto o progetto e hai in vista qualche nuova mostra/esposizione?
Ma intendi oltre la mostra al MoMA?

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Observe: Nate Mack of MACK GUITARS

OBSERVE MACK GUITARS

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HNSL: Introduce your activity and how it turned out to this point. Why someone should get a Mack guitar?

Nate Mack:My name is Nate Mack, I’m 38 years old and I am a Luthier and Custom Guitar builder. I have been working with wood since I could hold a tool. I slowly moved up the chain in the construction industry until I became a master finish carpenter, then I had a chance to go to Atlanta Guitarworks School of Lutherie in 2009 and I have been building guitars and repairing them ever since. I also have been modding guitars in my spare time since I was 19, and did 2 full assemblies. But I didn’t build one from blocks of wood until I went to school for it. Someone should get one of my guitars if they see my style and shape designs and like them. Plus I like to use woods you wouldn’t normally find in production guitars from bigger name companies. I pretty much build one off designs for people. One of a kind guitars.

Ciao Nate, parlaci della tua attività e di come è arrivata a questo punto. Perché qualcuno dovrebbe comprarsi “una Mack” ?
Mi chiamo Nate Mack, ho 38 anni, sono un liutaio e costruisco chitarre custom. Ho lavorato il legno fin da quando sono stato in grado di tenere in mano un attrezzo. Nel corso degli anni ho fatto lentamente carriera nel mondo della carpenteria fino a diventare mastro falegname nella finitura, quando qualche anno fa si è presentata la possibilità di frequentare l’Alta Scuola di Liuteria ad Atlanta (Atlanta Guitarworks School of Lutherie) e da allora costruisco e riparo strumenti. Quando avevo 19 anni modificavo chitarre nel mio tempo libero e già avevo lavorato a due assemblaggi completi. Ma è stato con la scuola ad Atlanta che ho cominciato a costruire le mie, a partire dai blocchi di legno grezzo. Perché acquistare una delle mie chitarre? Innanzitutto chi è interessato dovrebbe dare un’occhiata al mio stile e ai design che propongo, in più mi piace usare legni che normalmente non si trovano Continua la lettura di Observe: Nate Mack of MACK GUITARS

Observe: NO CURVES – EXP[L]ORATION Solo Show

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Dal 12 Febbraio fino al 15 Marzo, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, potrete visitare “EXP[L]ORATION” il solo show di NO CURVES, uno dei maggiori esponenti della Tape-Art.

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La mostra è incentrata sul tema dell’esplorazione, sullo spirito e sul desiderio dell’Uomo di spingersi al di là del conosciuto. Sviluppata tramite ritratti, citazioni storiche, letterarie e cinematografiche che si articolano come i blocchi di colore dati dal nastro adesivo.
I pannelli, le installazioni e gli interventi artistici si sviluppano per oltre 800mq, divisi in quattro aree fisiche e concettuali: Terra, Acqua, Aria e Spazio.

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L’espressione artistica di No Curves, come suggerito dal nome stesso dell’artista, consiste nel realizzare le proprie opere nel “limite” di sole linee dritte non utilizzando curve, avendo come unico strumento il nastro adesivo.

Colpiscono i dettagli dei ritratti realizzati, la loro tridimensionalità ottenuta grazie ad un gioco di ombre dato dallo spazio lasciato tra la superficie di vetro, dove è realizzata l’opera, e lo sfondo del quadro.
Avvicinandosi all’opera si nota come i dettagli aumentino nella loro complessità, dipanando il volto percepibile da una distanza maggiore e invitando l’osservatore all’esplorazione, attraverso un universo cromatico di linee che si inseguono e si intersecano.

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Durante il primo mese, NoCurves, lavorerà anche sul sottomarino Enrico Toti .
L’area interessata all’intervento è quella al di sotto della linea d’immersione del sottomarino, l’opera simboleggerà l’esplorazione dei fondali marini.
Nella foto a seguito, l’artista tende il primo blocco di colore.

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Seguiremo il progetto fino a completamento tramite aggiornamenti.

posted by: hnsl
photos: Lara Bordoni

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