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ROOMS WITH SILVIA ARGIOLAS

ROOMS Oggi intervista a Silvia Argiolas. Le foto sono di Lara Bordoni.

HNSL: Come e quando è nata la tua passione per la pittura?

Silvia Argiolas: Da sempre, forse grazie ad una mia zia che dipingeva, l’odore era droga, sentivo che quella era la strada, anche se da bimba amavo molto scrivere poesie.

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Quale insieme di sensazioni ti guidano di fronte ad una tela bianca, prima di iniziare un nuovo lavoro?

Con il tempo ho capito che per dipingere bisogna passare da diversi stati interiori, personalmente devo essere serena, con la rabbia si può produrre ma credo che si debba superarla per creare aldilà dell’enfasi del vomito
interiore.

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Cosa porti nei i tuoi dipinti? Chi sono i soggetti che vediamo al suo interno?

Porto ciò che amo e ciò che mi disgusta, porto l’erotismo, gli atteggiamenti sociali cercando di superare la leziosità poetica, una componente di solitudine, amo osservare i colori della slot machine, l’odore della gente, i luoghi che diventano persona.

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Che rapporto hai con il tuo studio?

lo amo perchè è sincero , è uno stabile molto vecchio, potrei paragonarlo ad un uomo con carattere che ti fa impazzire anche per la sua puzza.

Se ascolti della musica mentre dipingi, quale?

No, in questo periodo amo molto il silenzio, oppure gli audiolibri.

Un colore.

Rosa carne senza dubbio.

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Come sta oggi la borsa dell’acqua calda?

Sorride al mondo guardando avanti.

Consigliaci un artista.

Due se posso: Adriano Annino e Dario molinaro.

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.

ROOMS with ANDREA RAVO MATTONI

ROOMS Oggi intervista a Andrea Ravo Mattoni. Le foto sono di Lara Bordoni.

HNSL: Come e quando è nata la tua passione per l’arte?
Andrea Ravo Mattoni:La passione per l’arte nasce nel momento in cui metto piede su questa terra, nel senso che vengo da una famiglia di artisti, mio nonno era un pittore e illustratore, mio zio un illustratore e mio padre Carlo era un artista, grafico e illustratore. Questo per me è stato sempre uno stimolo e un metodo, fin da piccolo, per potermi confrontare con quello che sarebbe in seguito, divenuto il mio mestiere.Ravo - Rooms 1

Dal writing, alla streetart, dalle illustrazioni fino ai nuovi progetti, hai sempre seguito un’idea. Come scegli di sviluppare le tue ispirazioni?
Si ho fatto parte del mondo dei graffiti, tutto nasce più o meno all’epoca delle scuole medie 1994/95, vedo i primi lettering (s.i.c., c.k.c, d.c.n. ecc..) sulle ferrovie Nord e mi si apre un mondo, inizio a disegnare i primi bozzetti e dalla prima superiore inizio a dipingere con le bombolette, conosco le persone con cui fondo la prima crew, i primi muri, i primi treni, fino al 2002 quando mi iscrivo all’Accademia di belle arti di Brera nel corso di pittura. Lì faccio una scelta quasi radicale, abbandono le bombolette, i lettering, i treni, e mi concentro sulla pittura, in un certo senso mi reinvento, riparto, senza rinnegare il mio passato, semplicemente amplifico la prospettiva. Qualche anno più tardi riprendo le bombolette e torno su muro, portando l’esperienza sviluppata su tela e su carta parallelamente anche su una superficie più ampia, lavorando in luoghi abbandonati come fabbriche o vecchi capannoni. Voglio precisare che ciò non fa di me uno street-artist, non lo sono mai stato e non voglio essere considerato tale, sono un artista e sono stato un writer, la street art e i graffiti sono sulla strada e nel tessuto urbano, io nella strada ho semplicemente scelto di non esserci più.

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Parlaci in particolare del progetto di “Masterizzazione pittorica” delle immagini di profilo dei tuoi contatti Fb.

E’ un progetto che sto portando avanti da due anni, si riallaccia ad una serie di installazioni e dipinti, dove il tema principale è  la rete, i social-network e i comportamenti e le ossessioni che ne derivano. Nello specifico “Burn cd project” descrive e ferma nel tempo un determinato periodo storico, caratterizzato dal massiccio utilizzo di un social-network quale Facebook. La scelta di rappresentare solo le immagini di profilo è dettata dal fatto che esse sono le foto o le immagini che un utente, solitamente cura di più. L’immagine del profilo svela moltissimo di noi, il nostro aspetto fisico, le nostre passioni, i luoghi dove si è stati in vacanza, i propri film preferiti, cantanti, tendenze politiche oltre che l’immagine che si cambia più spesso per prendere posizione su argomenti particolarmente sensibili e cari alla rete, vedi ad esempio la scritta “Je suis Charlie”. Ecco, con questo lavoro, sto descrivendo un’epoca che altrimenti andrebbe persa. Io considero le immagini JPG fragili, nel senso che possono essere facilmente perse, cancellate quindi distrutte. Io le sto “masterizzando” pittoricamente, sto dando ad esse l’opportunità di viaggiare nel tempo, in una maniera sicura, come delle testimonianze in una capsula del tempo, non a caso il supporto dove sto dipingendo sono custodie di CD vuote, io dipingo le immagini all’interno dell’involucro, chiudo la confezione e le rendo “eterne”.

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Un’altro aspetto importante di questo lavoro, attraverso l’installazione pavimentale che sarà il risultato finale di questa operazione, è la rappresentazione di un microcosmo che vuol rappresentare un macrocosmo. Mi spiego meglio. Gli utenti Facebook sono nel mondo 1,35 miliardi attualmente, facendo una media abbiamo un numero come 800 miliardi di immagini solamente su questo social network: il macrocosmo. I miei contatti ( per ora ) superano a malapena le 2000 unita, questo fa si che dipingendole tutte io rappresenti un microcosmo; ma nel momento in cui io metto queste 2000 immagini del profilo, dipinte, tutte assieme a formare un enorme rettangolo su di un pavimento, macrocosmo e microcosmo si fondono, il cervello viene sovraccaricato di immagini, ovvero  quello che succede indirettamente ogni giorno ad ognuno di noi, nel senso che la maggior parte dei socialnetwork, tra cui Facebook, funzionino a scorrimento, vediamo solo un determinato numero di immagini alla volta, ma ne memorizziamo, senza accorgercene, centinaia ogni giorno. Se io ti facessi vedere un’immagine delle vacanze di un tuo contatto, che è stata postata 1 anno fa, il tuo cervello la ripescherebbe dalla memoria e tu ti renderesti conto di averla già vista, semplicemente perchè l’hai memorizzata ed immagazzinata. Questo è un progetto di sensibilizzazione e documentazione, e al tempo stesso esteticamente affascinante.

L’altro tuo progetto “I veri nobili” invece come si sviluppa?
Il progetto “I veri nobili” si sviluppa attraverso la realizzazione di una serie di disegni a carandache nero su carta, essi rappresentano una serie di persone che ho avuto il piacere di incontrare, da quando sono piccolo fino ad oggi, e che hanno direttamente o indirettamente influenzato il mio modo di fare e pensare l’arte. Le sto disegnando adattando il loro volto a dei dipinti rinascimentali, tutto ciò per nobilitare quella che intendo come una reale rete di relazioni umane, dove la presenza fisica e il dialogo faccia a faccia, sono per me alla base della vera socializzazione e del reale apprendimento, un qualcosa che ormai sembra avere un sapore antico, distante dal continuo scambio di relazioni virtuali a cui siamo abituati, il progetto si concluderà con la realizzazione di un libro che raccoglierà questa esperienza e tutti i ritratti, non escludo di esporre anche gli originali ovviamente, ma per ora l’aspetto più importante rimane la pubblicazione.

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Continuerai anche la serie “Acherontia Atropos”?
Il progetto “Acherontia Atropos”, dove disegno vari personaggi politici e televisivi con la testa tagliata, non deriva dalla mia particolare avversione verso questi ultimi o dal mio “odio” personale nei loro confronti, è invece la rappresentazione di un “clima” in cui pian piano, in questi ultimi anni, mi sono accorto sia immersa l’Italia, un clima da “carneficina da tastiera”. Mi capita spesso di leggere articoli sui siti dei principali quotidiani italiani, e spesso, purtroppo, mi capita scorrendo in fondo a alla pagina di leggere i commenti degli utenti, il lavoro parte proprio da qui, da una riflessione su ciò che viene scritto da loro ma anche dagli stessi personaggi “decapitati” attraverso Twitter. Il profondo malessere, ma anche la profonda ignoranza che  alla base dell’odio stesso, dalle centinaia di parole stupide e a volte raccapriccianti, senza escludere nessun utente, senza distinzioni di appartenenza politica o religiosa, semplicemente utenti incattiviti dalla loro stessa “debolezza”. Ecco avere una tastiera e una connessione, a volte, non rende realmente liberi, ma semplicemente ancor più prigionieri delle proprie paure.
“Acherontia Atropos”, rappresenta la facilità con cui si “utilizza”, a volte, la ghigliottina solo attraverso l’uso di una tastiera.
La serie non è ancora finita ovviamente.

Quale musica ti accompagna durante la realizzazione dei tuoi lavori?
Ascolto una grande quantità di artisti mentre lavoro e molto diversi fra loro
ti faccio cinque esempi:
Beethoven, Arcade Fire, Fabrizio De Andrè, The Clash, Marcelo Cura.

Un Colore.
Arancione.

Consigliaci un artista.
David Altmejd.

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.

ROOMS with FRANCESCO MESSINA

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Francesco Messina. Le foto sono di Lara Bordoni.

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HNSL: Quando e come è nata la passione per la pittura?

Francesco Messina: Il giorno in cui andai ad iscrivermi in accademia.
Mio padre mi aveva spinto all’indirizzo di restauro, ma io ero lì solo per poter apprendere le tecniche pittoriche.
Quando spiegai con convinzione alla direttrice che ero lì solo per quello, realizai che la pittura era la mia passione.

Come si è evoluto il tuo stile?
Cambiando città. In Sicilia la vita scorre in un modo diverso. E’ tutto più ovattato, quasi confortante, ma lento.
Trasferendomi a Milano ho iniziato a vedere opere nuove, conoscere persone, artisti, vivere in un contesto artistico,
che a Catania è completamente assente.

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Chi sono i soggetti che vediamo nelle tue opere?
Uomini. Uomini che cercano di superare il confine, che vogliono a tutti i costi cambiare il proprio destino.
Uomini che durante il viaggio hanno vissuto tante esperienze, e di queste sono composti i miei soggetti.

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In particolare parlaci delle tue nuove opere realizzate in digitale.
Il parto più recente. Le opere in digitale sono nate da varie sperimentazioni utilizzando
programmi vettoriali. Ho sempre lavorato su carta e un bel giorno, dopo mesi a pensarci su, ho finalmente messo un lavoro dentro
lo scanner. Praticamente sono lavori su carta 2.0, la nuova generazione. :)
Oggi sono fermamente convito che un artista debba esprirmersi con qualsiasi mezzo.
E’ nella natura dell’essere un creativo creare.

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Se ascolti della musica mentre dipingi, quale?
Ascolto David Bowie, Franco Battiato, Giuny Russo, Chantal Claret (la solista dei Morningwood), The Ting Tings, Goldfrapp
Delta V, Mama Cass, Amy Winehouse, Carmen Consoli, Gossip e quando serve Madonna.

Un Colore.
Il Bianco

Quale rapporto hai con il tuo studio?
Quotidiano, è in casa. Vivo nello studio.

Consigliaci un artista.
Gianni Pacinotti (Gipi).

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.

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ROOMS with LEANDRO RUSSO

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Leandro Russo. Le foto sono di Lara Bordoni.

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HNSL: Come e quando ti sei avvicinato al mondo della pittura?

Leandro Russo: Mi sono avvicinato al mondo della pittura, in modo sistematico verso i 28 anni. Prima disegnavo e dipingevo solo per me.

Qual è stato il percorso fino al tuo stile attuale?

Da perfetto ignorante direi. Non ho mai frequentato ne scuole né accademie artistiche. Questo mi ha dato la possibilità di seguire il mio istinto e sviluppare tutto quello che avevo dentro in modo personale; ho sempre utilizzato l’acquerello per l’immediatezza della tecnica mentre trovavo l’olio estremamente difficoltoso. Successivamente ho ripreso l’olio come esercizio per superare delle barriere che io stesso mi costruivo.

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Spiegaci la nascita dei soggetti nei tuoi dipinti.

Nella maggior parte dei casi intervengo direttamente sul supporto adagiato su un piano orizzontale senza la preparazione di bozzetti o studi di qualsivoglia genere; mi lascio guidare dall’istinto. In pratica inondo i miei quadri di acqua e poi aggiungo colore, aspettando a volte che sia il liquido stesso a darmi qualche suggerimento. Questo richiede una prontezza fisica e gestuale: direziono continuamente la tela per controllare i movimenti dell’acqua che scivola e che a volte impone le sue dinamiche. Un altro modus operandi che sto seguendo adesso, anche se non in modo esclusivo, è l’utilizzo di tela non intelaiata, poggiata sempre su un piano orizzontale e bagnata.

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Durante la lavorazione tu trasporti il colore e il colore trasporta te, come arrivi a chiudere un opera?

Rischio di ripetermi, ma è l’istinto che mi dà i segnali di come proseguire e quando fermarmi; è chiaro che c’è dietro una visione cromatica e del soggetto d’insieme che deve rispondere anche ad una certa idea di quello che sento e che voglio esprimere. Qui entrano in gioco composizione, profondità, ritmi…

Se ascolti della musica mentre dipingi, di che genere?

La musica gioca un ruolo fondamentale…ascolto molta musica italiana da Gaber ai C.s.i / P.g.r., da Battiato a De Andrè a Morgan e i Bluvertigo, dagli Afterhours a Il teatro degli orrori; ma anche Carmen Consoli, Cristina Donà, Marta sui tubi e tutta la musica che è stata la colonna sonora della mia adolescenza (per citarne alcuni Pink Floyd, Led Zeppelin, Black Sabbath e via dicendo). Se voglio un po’ di leggerezza ascolto Madonna.

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Un colore.

Tutti.

Che rapporto hai con il tuo studio?

Praticamente è una stanza dell’appartamento dove abito, quindi ci vivo. Se comunque ho la necessità di lavorare sulle grandi dimensioni, come è già capitato, utilizzo anche le altre stanze.

Consigliaci un artista.

Annie Lapin, bravissima artista americana.

 

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.

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ROOMS with ANDREA FIORINO

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Andrea Fiorino. Le foto sono di Lara Bordoni.

Andrea Fiorino - Rooms - 1

HNSL: Come e quando ti sei avvicinato al mondo della pittura?

Andrea Fiorino: Mi sono avvicinato alla pittura tramite l’incisione, ho sempre amato il disegno che è stato fin da subito il mio primo mezzo di comunicazione, dopo aver praticato per tre anni l’incisione , ho iniziato a dipingere, poiché sentivo la necessità di usare il colore in maniera più libera e gestuale , senza avere una limitazione tecnica che mi dava la grafica d’arte.

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Da dove nasce e come si è sviluppato il tuo stile?

Nasce da una volontà di capire come io vedo il mondo che mi circonda.
Il mio stile si è sviluppato in maniera autonoma attraverso lo studio delle società primitive e rielaborando l’arte primitiva e Kitsch, prende anche ispirazione dall’arte antica.

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Chi sono i personaggi che vediamo in quello che dipingi?
I personaggi che dipingo, sono dei totem, dei desideri, delle idee, sono dei simboli che lascio ad una libera interpretazione a chi guarda i miei lavori.

Come scegli i vari materiali che utilizzi?
Mi faccio guidare dalle idee che mi vengono in mente, giuste o sbagliate che siano.

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Se ascolti musica mentre dipingi, di che genere?
Nell’ultima serie che sto realizzando, c’e molto del modo delle cocorosie, un po’ di Austra, Sumu Yokota, Kishi Bashi, Sigur Ros, Mannarino, Woodkid, Soley, the xx, Cristal Castel, e tanti altri.

Un Colore.
Verde.

Che rapporto hai con il tuo studio?
È la mia casa, ci vivo.

Consigliaci un artista.

Kathy Ruttemberg

intervista: hnsl
foto: Lara Bordoni

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ROOMS with MAX PETRONE

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Max Petrone. Le foto sono di Lara Bordoni.

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HNSL: Quando e come ti sei avvicinato al mondo della pittura?

Max Petrone: Mi sono avvicinato al mondo della pittura in seconda liceo.Ho frequentato il liceo Artistico Renato Cottini di Torino e là ho cominciato ad apprendere le varie discipline pittoriche attraverso l’utilizzo di varie tecniche e materiali come l’olio,l’acquerello e l’acrilico applicato su vai supporti quali tela,carta o tavola di legno.

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Da dove nasce e come si è sviluppato il tuo stile?

Tutto ciò che faccio nasce da quello che osservo in giro per casa,su internet o per strada. Le persone, le cose, le situazioni contemporanee sono come benzina che alimenta il mio motore di ricerca pittorico. Il mio stile non lo ritengo uno stile ben definito perché sono alla ricerca di una continua innovazione/evoluzione pittorica.

Come ti rapporti di fronte ad una tela bianca, prima di iniziare un nuovo lavoro?

Pur essendo un istintivo ho sempre un progetto.
Prima della pittura c’è tutto uno studio dell’immagine e della composizione che realizzo mentalmente e poi in Photoshop.
Una volta creata la mia composizione passo alla proiezione delle linee base su tela o su muro e successivamente comincio a dipingere senza alcuna precisa metodologia. Dico questo perché i colori che uso di solito spesso sono sfasati tra loro, ma in qualche modo cerco di farli stare bene insieme, non saprei davvero spiegarvi il metodo.

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Parlaci dei tuoi lavori, che vanno dal ritrarre persone comuni a personaggi famosi e icone. Come scegli i soggetti?

I soggetti che scelgo devono sicuramente avere delle particolarità,devono essere dei “personaggi” pur essendo delle persone comuni. Ho ritratto per anni persone che facevano parte della mia quotidianità,amici,conoscenti,parenti etc.. partendo esclusivamente da fotografie scattate da me stesso.
Da un po di tempo a questa parte invece ho cominciato anche con la serie “Icons” in questo caso, le fotografie vengono selezionate attraverso una ricerca via internet e successivamente elaborate in Photoshop. E’ una serie che mi piace particolarmente perchè sto usando nuove tecniche pittoriche sperimentali come ad esempio lo “Spaccato” che permette di giocare tanto su quello che sta dentro la testa dei soggetti, rendendo così l’immagine accattivante e di impatto.

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Se ascolti musica mentre dipingi, di che genere?

Siccome sono un egocentrico e ultimamente sto lavorando al mio disco sperimentale, ascolto solo le mie canzoni! ( Ride) Scherzo, di solito vario dal Rap americano alla Trap per poi concludere con un po di sano Cross-over!

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Un Colore.
Marrone.

Che rapporto hai con il tuo studio?

Quando entro in studio per dipingere, l’unica cosa che penso è che sono solo davanti alla mia tela e quello che sto per dipingere dev’essere la cosa più figa che abbia mai dipinto. Mi piace tantissimo stare in solitaria per ore. E’ il mio momento di tranquillità quotidiano.

Consigliaci un artista.

Anche se non abbiamo nulla in comune a livello pittorico,vi consiglio Roberto Ferri, artista dei giorni nostri che ha riportato con stile la pittura classica.

intervista: hnsl
foto: Lara Bordoni

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ROOMS with DARIO MAGLIONICO

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Dario Maglionico. Le foto sono di Lara Bordoni.

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HNSL:   Quando e come hai iniziato ad avvicinarti alla pittura?

Dario Maglionco:  Dipingo da 11 anni in modo continuativo, ho iniziato su un cartone telato trovato dentro una valigetta di colori ad olio. Ma come tutti l’ho sempre fatto.

Da dove arriva l’ispirazione?

Da quello che mi circonda. Spesso a casa di amici e parenti mi defilo per curiosare nelle stanze, apro gli armadi e i cassetti, ma non rubo.
La prima scelta è sempre il luogo, l’angolo o scorcio di casa che mi colpisce, sono attirato sia dagli spazi angusti e nascosti sia di passaggio, solitamente luoghi non vissuti.

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Qual è il tuo approccio alla tela bianca?

Sulla tela bianca agisco in modo istintivo, distribuisco pennellate di acrilico, cercando di dare forma ad un’immagine complessiva. Poi mentre il colore è ancora fresco con una spatola fondo assieme tutto ciò che ho tracciato. In fine faccio sparire tutto coprendo con una base uniforme di nero. Questa fase iniziale mi serve ad avere un primo approccio con la tela, è uno sfogo, così da poter lavorare con più calma su una tela già viva.

In particolare, parlaci della tua recente serie “Reificazioni”.

Nella serie Reificazioni ritraggo interni domestici, le persone sono colte nel momento in cui, indaffarate, sono alla ricerca di se stessi. Lo spazio come la coscienza cela zone oscure. Abitiamo luoghi in modo fugace, liquido, lasciando nel flusso del tempo tracce di vita, ed in modo fugace cerchiamo noi stessi rincorrendoci nello scorrere degli eventi. La mia pittura è un tentativo di fermare il tempo e nella sospensione, mettendo in dubbio la nostra conoscenza, darci la possibilità di indagare metaforicamente nuovi luoghi della nostra esistenza, reinterpretando, analizzando e conoscendo più a fondo lo spazio, il tempo che viviamo, noi stessi ed il ruolo che interpretiamo.

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Se ascolti della musica mentre dipingi, quale?

Un po’ di tutto, jazz, rock, hiphop. L’ultima tela ha un po’ di Jack White incastrato sotto i colori.

Un colore

Rosso

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Quale rapporto hai con il tuo studio?

Ci passo tanto tempo, anche quando non dipingo. Leggo, scrivo, cazzeggio su internet. Dalla finestra si vedono le montagne. Ho una poltrona comodissima che divora le persone, chi ci si siede non si alza più. Vengono spesso a trovarmi gli amici, è sempre in disordine mentre dipingo, finisce tutto sul pavimento, ma mi piace ripulire tra una tela e l’altra. Vorrei passarci comunque più tempo ma ho bisogno di vedere cosa c’è fuori.

Consigliaci un artista di tua conoscenza.

Tomory Dodge, appena scoperto.

intervista: hnsl
foto: Lara Bordoni

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