Kōbō Abe – La donna di sabbia

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DAL TESTO

La sabbia non si riposa mai. Senza rumore, ma con certezza, invade la superfice della terra, distruggendola a poco a poco. L’immagine della sabbia che continua a spostarsi diede all’uomo uno choc indicibile e lo eccitò. Pareva che la sterilità della sabbia non fosse semplicemente dovuta alla siccità, come viene interpretata in genere, ma alla sua mobilità perenne che rifiuta la presenza di ogni forma di vita dentro di sé.
Quale sollievo se si pensa al senso opprimente che comporta ogni realtà di questo mondo, che ci costringe persistentemente a rimanerle aggrappati.
Certo la sabbia non crea un ambiente adatto per la vita. Ma è davvero assolutamente indispensabile stabilirsi in un luogo per vivere? Non è forse il desiderio di stabilirsi in un luogo che dà il via a quella concorrenza obbrobriosa tra gli esseri viventi? Se uno rifiutasse di stabilirsi in un luogo e si lasciasse andare assieme ai movimenti della sabbia, non ci sarebbe più la possibilità di concorrenza.

DUE PAROLE

Come spesso accade nelle opere Kafkiane, il protagonista di questo romanzo, l’entomologo Junpei, si ritrova imprigionato in una situazione claustrofobica ed angosciante senza saperne la ragione. Ospitato, per meglio dire imprigionato, in una casa ai bordi di un crepaccio, l’uomo viene costretto dagli abitanti del posto a scavare la stessa sabbia che lo circonda, in un interminabile e alienante quotidianità dedicata al ciclico non senso. Con lui, una giovane vedova, costretta a sua volta ad accoglierlo in casa, assume lentamente il ruolo di schiava, amante e convivente. La distorsione delle dimensioni umane, l’eternità della sabbia, la follia che generano le rivoluzioni del senso di tempo e spazio, portano il protagonista, e il lettore stesso, ad un obbligato passaggio riflessivo sulla nostra natura. Il senso ultimo dell’opera è una precisa ed esasperazione interpretazione della condizione umana, una lucida visione della nostra debolezza e del nostro bisogno di speranza. L’uomo, infatti, pur libero di scappare dal posto che così tanto ha cercato di abbandonare in quanto stanco, infelice, ed assetato sceglierà, una volta libero, di procrastinare la sua partenza dal limbo desertico ove era stato risucchiato. Un profondo, ma al tempo stesso triste, monito di speranza. Non è forse così ognuna delle nostre vite? Un pozzo dove ognuno di noi può ricavare un senso, e forse anche un barlume di felicità o soddisfazione. Non importa quanto piccola e insignificante sia. La libertà non esiste, è soltanto uno stato mentale, a volte nemmeno voluto, il più delle volte imposto. Ogni esistenza altro non è che una forma di deserto dal quale non possiamo né vogliamo scappare. Il valore della determinazione prende un significato importantissimo. Lo spirito di adattamento dell’uomo è immortale. Così quanto l’accettazione della sua amara condizione di innata schiavitù.

INFO UTILI

250 pag, 4 ore e mezza di lettura circa

Opere affini : “Solaris”, Stanislav Lem

ORIGINI

Maurice Utrillo – Pazzia

Kōbō Abe – La donna di sabbia – (Guanda editore – Le fenici – ISBN 9788860886675)

via Paolo Nova.