PAINTING AS A MINDFIELD at AREA\B

AREAB

PAINTING AS A MINDFIELD
GIOVEDI 2 APRILE
Paolo De Biasi – Annalisa Fulvi – Dario Maglionico – Valerio Melchiotti
A cura di
IVAN QUARONI

Painting as a mindfield, come spiega Ivan Quaroni: ”la pittura come campo mentale, per rimarcare che non si tratta più solo di rappresentare la realtà, ma il campo morfico della mente, cioè quella commistione di forme, immagini, concetti che non dipendono più unicamente dalle informazioni sensoriali, ma includono, invece, anche istanze psichiche, stratificazioni mnemoniche, intuizioni”.

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Domani nella battaglia pensa a me – Javier Marías

Roger de la fresnaye - the cuirassier - 1910

DAL TESTO

O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine. Crede la madre che avrebbe dovuto essere madre e la zitella nubile, l’assassino assassino e la vittima vittima, come crede il governante che le sue azioni lo condussero sin dall’inizio a disporre di altre volontà e si indaga l’infanzia del genio quando si sa che è un genio; il re si convince che gli toccava di essere re se regna e che li toccava ergersi martire del proprio lignaggio se non ci riesce, e quello che arriva alla vecchiaia finisce per ricordare se stesso per tutto il tempo come un lento progetto di anziano: vede la vita passata come una macchinazione o come un semplice indizio, e allora la falsifica e la deforma.

DUE PAROLE

“Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo: dispera e muori”. Il mantra shakespeariano di Mariàs ritorna con costanza a riassumere la vicenda che inizia, vigorosamente, da una morte imprevista per finire nelle medesime circostanze. La scrittura fitta, farcita da parentesi di più profonda riflessione, a prima vista caotica, porta in realtà ad una chiara visione del pensiero del protagonista, primo spettatore impassibile del teatro della vita, là dove il vero atto shakespeariano ha luogo. Paragonabile al virtuosismo sfoggiato da Hemingway ne “il vecchio e il mare”, lo stile narrativo sembra distruggere, con incredibile facilità compositiva, lo scoglio della riflessione ossessiva attorno ad un semplice accadimento. Il verboso mare di parole speso ad analisi dell’ovvietà è efficace quanto l’insistenza delle onde. Leggendo “domani nella battaglia pensa a me” si ha questo senso di impotenza ed impassibilità che si provano soltanto di fronte ad un oceano. L’insistenza dell’onda è costante e implacabile, la memoria torna a cancellare il disegno lasciato poco prima sulla spiaggia bagnata, ritirandosi nuovamente in mare. Dice l’autore “Quanto poco è rimasto di me in questa casa, di quanto poco resta traccia”. Spettatori. Impassibili. Ed è ironico come, poco dopo la fine della lettura del libro, sia capitato su questa poesia di Nino Pedretti.

 

Che abbiamo vissuto,
che abbiamo toccato le strade
coi piedi che andavano allegri,
non lo saprà nessuno.
Che abbiamo visto il mare
dai finestrini dei treni,
che abbiamo respirato
l’aria che si posa
sulle sedie dei bar,
non lo saprà nessuno.
Siamo stati
sulla terrazza della vita
fintanto che sono arrivati gli altri.

INFO UTILI
280 pag, circa 8 ore di lettura – (edizione Einaudi super ET)
Letture affini: il vecchio e il mare, E. Hemingway

SINOSSI GREZZA (non leggere se non si è letto il romanzo)

Victor sta per scoparsi Maria e questa muore nelle sue mani
Victor abbandona il cadavere in casa ed inizia a elucubrare
Victor allaccia i contatti con la famiglia di Maria
Victor confonde sua moglie con una prostituta
Victor incontra Deàn il marito di Maria
Deàn confessa di aver assistito alla morte di Eva, l’amante di Deàn.

COPERTINA

Roger De La Fresnaye – The Cuirassier – 1910

via Paolo Nova

GARUM BLU | Inaugurazione

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Garum Blu è il frutto di una sperimentazione della durata di un mese nella camera oscura di SpazioAnteprima.
Cinque persone, provenienti da percorsi artistici differenti, decidono di ritrarsi a vicenda, utilizzando la tecnica della cianotipia, ossia un antico metodo di stampa fotografica caratterizzata dal tipico colore blu di prussia.”

La mostra sarà visitabile fino al 19/04.

DETTAGLI

Trilogia della città di K. – Agota Kristof

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DAL TESTO

Esercizio di irrobustimento dello spirito

Nonna ci dice:
- Figli di cagna!
La gente ci dice:
- Figli di una strega! Figli di puttana!
Altri dicono:
- Imbecilli! Mascalzoni! Mocciosi! Asini! Maiali! Porci! Canaglie! Carogne! Piccoli merdosi! Pendagli da forca! Razza di assassini!
Quando sentiamo queste parole, il nostro volto diventa rosso, le orecchie ronzano, gli occhi bruciano, le ginocchia tremano. Non vogliamo più arrossire né tremare, vogliamo abituarci alle ingiurie e alle parole che feriscono.
Ci sistemiamo al tavolo della cucina uno di fronte all’altro e, guardandoci negli occhi, ci diciamo delle parole sempre più atroci:
Uno:
- Stronzo! Buco di culo!
L’altro:
- Vaffanculo! Bastardo!
Continuiamo così finché le parole non entrano più nel nostro cervello, non entrano nemmeno nelle nostre orecchie. Ci esercitiamo in questo modo una mezz’ora circa ogni giorno, poi andiamo a passeggiare per le strade. Facciamo in modo che la gente ci insulti e constatiamo che finalmente riusciamo a restare indifferenti. Ma ci sono anche le parole antiche.
Nostra madre diceva:
- Tesori miei! Amori miei! Siete la mia gioia! Miei bimbi adorati!
Quando ci ricordiamo di queste parole, i nostri occhi si riempiono di lacrime. Queste parole dobbiamo dimenticarle, perché adesso nessuno ci dice parole simili e perché il ricordo che ne abbiamo è un peso troppo grosso da portare. Allora ricominciamo il nostro esercizio in un altro modo: Diciamo:
- Tesori miei! Amori miei! Vi voglio bene… Non vi lascerò mai… Non vorrò bene che a voi… Sempre… Siete tutta la mia vita…
A forza di ripeterle, le parole poco a poco perdono il loro significato e il dolore che portano si attenua.

DUE PAROLE

Primo libro : Il grande quaderno

La prosa arida, una baraggia narrativa costruita attorno ad uno scenario macabro e inquietante come quello di una guerra di frontiera fra paesi mai nominati. Un breve romanzo di lontano carattere formativo, redatto in seconda persona singolare, costante tempo presente. Ambientato in un luogo-non-luogo dominato dall’innata cattiveria umana e dalla sterilità emotiva. Assoluta assenza di fronzoli, in perfetto accordo con il punto di vista dei prodigiosi narratori: due piccoli gemelli, bambini di irreale intelligenza, spogli di ogni emozione, implacabili. Una fiaba oscura dotata di ritmo frenetico e tagliente. Un completo abbandono della vergogna. Una prova narrativa originale ed avvincente, che arriva fino al nocciolo del cinismo letterario per regalarci un’utopia nera, pronunciabile soltanto dalla bocca di bambini svuotati dall’infanzia.

Secondo libro : La prova

Come un tronco, biforcato in ramo, seguiamo ora le vicende di un solo gemello, ignorando completamente gli sviluppi di quello scomparso oltre l’oblio del confine. Si sviluppa qui una storia dettata dalla continua ricerca di mancanze. Amori, ambizioni e desideri, sembrano guidati più dalla miseria e dalle necessità, piuttosto che da scelte volute. Nell’eterna speranza di un futuro ed improbabile ritrovo con la sua metà, il gemello Lucas porta avanti la casa di nonna, si crea una famiglia adottando moglie e figlio disabile e arriva a guadagnarsi persino un’amante e un’attività commerciale. Fino all’atteso giorno, tanto temuto. L’incontro con suo fratello Claus.

Terzo libro : La terza menzogna

L’anello mancante di una trilogia tessuta da altissimi canoni compositivi. La chiave mancante, o il tassello, necessario a spiegarsi tale velleità linguistica e tale arsura emotiva. Nella quasi inconcepibile differenza presente nella distorsione dei nomi, nel loro anagramma, Lukas, Lucas, Claus, Klaus, si specchia l’intera essenza della composizione. Ripercorrendo le vicende dei primi due volumi, tramite elementi chiave del ricordo, si sgretola la creatività del gemello scrittore, si rivela così l’essenza del primo romanzo “il grande quaderno”, ovvero, la prima grande bugia, nata dalla mente di un fratello succube delle decisioni crudeli e insostenibili, che la vita ha tristemente deciso di imporgli.

INFO UTILI

380 pag. Volume unico contente i  3 romanzi. (Einaudi Editore)

7 ore di lettura circa

Via PaoloNova.com

STATEMENTS 2015 at Circoloquadro

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Circoloquadro presenta Statements 2015, mostra collettiva che conclude la settima edizione del workshop Manuale per artisti. Tutto quello che un artista deve sapere per entrare nel mondo dell’arte contemporanea, ideato e curato da Ivan Quaroni.”

Inaugurazione: martedì 3 marzo 2015, dalle 18.30
In mostra fino al 13 marzo 2015
Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano

- Evento ufficiale -

Casa di bambola – Henrik Ibsen

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DAL TESTO

Nora: “Eccoci al punto. Non mi hai mai compresa. Avete commesso, Torvald, gravi errori a mio danno, prima il babbo, poi tu.”
Helmer: ”Come? Noi due? Noi che ti abbiamo amata più di ogni cosa al mondo!”
Nora: “Sì, Torvald, proprio così. Quando ero a casa col babbo, egli mi comunicava tutte le sue opinioni, sicché avevo le medesime opinioni. Ma se qualche volta ero d’opinione diversa, glielo nascondevo, perché ciò non gli sarebbe andato a genio. Mi chiamava la sua bambola e giocava con me come io giocavo con le mie bambole. Poi entrai in casa tua…
Helmer: “Che parola adoperi per il nostro matrimonio?”
Nora (imperterrita): “Voglio dire che passai dalle mani del babbo nelle tue. Tu regolasti ogni cosa sul tuo gusto e io ebbi lo stesso gusto tuo. Ma fingevo soltanto: non so più con sicurezza… Forse era l’uno e l’altro: ora così, ora cosà. Se adesso ci ripenso, ho l’impressione di essere vissuta qui come una mendica… dal naso alla bocca. Vivevo qui presentandoti atti di bravura. Ma eri tu che volevi così. Tu e il babbo vi siete resi gravemente colpevoli nei miei confronti. Vostra è la colpa se non sono riuscita a niente.

DUE PAROLE

Scritto nel 1879, questo testo teatrale (in tre atti) è un importane manifesto di rivoluzione culturale. Una vera presa di coscienza del ruolo della donna e del suo ruolo nella società. La protagonista Nora, uccellino ingabbiato in una matrimonio tanto felice quanto soffocante, spezza le catene della tutela rivendicando la sua indipendenza al mondo. Una ribellione intellettuale, un’epifania interna che grida libertà, ma soprattutto uguaglianza. Ibsen, uomo, ancor prima che pensatore, confeziona con profonda sensibilità un tema ancora molto attuale, che vale, e varrà, per ogni futura anima soggetta all’oppressione del pensiero. Non soltanto quella femminile. A differenza di Anna Karenina, infatti, Nora sembra badare con ben altra freddezza alla perdita di ciò che una donna ha di più caro al mondo: la sua maternità. Se nella Karenina, infatti, è l’incontrollabilità dell’amore con tutta la sua incombenza fatale a sconvolgere una famiglia, in “Casa di bambola” è la coscienza, e soltanto la coscienza dell’individuo, a rivendicare così prepotentemente una scelta tanto difficile.

INFO UTILI

Pag. 104, un’ora e mezza di lettura circa.
Letture affini: Anna Karenina, L. Tolstoj

ORIGINI

Casa di bambola – Henrik Ibsen – 1879 (Oscar Mondadori)
Rousseau – L’Enfant à la poupée – 1906

via PaoloNova.com

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Observe: NO CURVES – EXP[L]ORATION Solo Show

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Dal 12 Febbraio fino al 15 Marzo, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, potrete visitare “EXP[L]ORATION” il solo show di NO CURVES, uno dei maggiori esponenti della Tape-Art.

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La mostra è incentrata sul tema dell’esplorazione, sullo spirito e sul desiderio dell’Uomo di spingersi al di là del conosciuto. Sviluppata tramite ritratti, citazioni storiche, letterarie e cinematografiche che si articolano come i blocchi di colore dati dal nastro adesivo.
I pannelli, le installazioni e gli interventi artistici si sviluppano per oltre 800mq, divisi in quattro aree fisiche e concettuali: Terra, Acqua, Aria e Spazio.

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L’espressione artistica di No Curves, come suggerito dal nome stesso dell’artista, consiste nel realizzare le proprie opere nel “limite” di sole linee dritte non utilizzando curve, avendo come unico strumento il nastro adesivo.

Colpiscono i dettagli dei ritratti realizzati, la loro tridimensionalità ottenuta grazie ad un gioco di ombre dato dallo spazio lasciato tra la superficie di vetro, dove è realizzata l’opera, e lo sfondo del quadro.
Avvicinandosi all’opera si nota come i dettagli aumentino nella loro complessità, dipanando il volto percepibile da una distanza maggiore e invitando l’osservatore all’esplorazione, attraverso un universo cromatico di linee che si inseguono e si intersecano.

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Durante il primo mese, NoCurves, lavorerà anche sul sottomarino Enrico Toti .
L’area interessata all’intervento è quella al di sotto della linea d’immersione del sottomarino, l’opera simboleggerà l’esplorazione dei fondali marini.
Nella foto a seguito, l’artista tende il primo blocco di colore.

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Seguiremo il progetto fino a completamento tramite aggiornamenti.

posted by: hnsl
photos: Lara Bordoni

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L’amante – Marguerite Duras

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DAL TESTO

Bisognerebbe avvertire tutti di tali eventi. Comunicare loro che l’immortalità è mortale, che può morire, che è successo, che continua a succedere, che essa non si palesa mai in quanto tale, che è la duplicità assoluta. Che non esiste nel particolare, ma soltanto in linea di principio. Che certe persone possono celarne la presenza, a condizione che lo ignorino, e che certe altre possono svelarne la presenza nelle prime, alla stessa condizione, ignorando di poterlo fare. Che la vita è immortale mentre è vissuta, mentre è in vita. Che l’immortalità non è una questione di tempo, non è una questione di immortalità, è qualcosa di ignoto. Che è falso dire che non ha principio né fine, come è falso dire che comincia e finisce con la vita dello spirito, poiché partecipa dello spirito e del trascorrere sulle orme del vento. Guardate le sabbie morte dei deserti, i corpi morti dei bambini: l’immortalità non passa di lì, si ferma e li evita.

DUE PAROLE

Un collage di memorie autobiografiche adolescenziali, una complicata storia d’amore destinata a durare per l’eternità. L’autrice  si racconta collegando immagini sparse nei suoi ricordi. Ripercorrendo gli albori di una tormentata relazione fra una bimba di quindici anni con un ricco uomo d’affari cinese. Una prosa classica, piacevole  fino ai limiti della stucchevolezza. Ben lontana, seppur assai simile esteriormente, dalla sceneggiatura di “Hiroshima mon amour”, che la Duras scrisse una dozzina di anni prima della pubblicazione de “L’amante”. Se nel film si scontrano antiteticamente, attorno alla violenza dell’amore, tutti i temi sociali del dopoguerra (vedi il rapporto uomo/donna, oriente/occidente, amore/guerra, gioventù/vecchiaia, saggezza/scelleratezza, scienza/passione), nel romanzo questi ultimi vengono riproposti in tinte assai più tenui. Il protagonismo ne oscura sensibilmente  il confronto, alleggerendo di conseguenza anche il peso morale dell’opera che, nonostante l’alta leggibilità, risulta a mio avviso poco incisiva.

INFO UTILI

Pag. 123 – 2 ore di lettura circa.

ORIGINI

Marguerite Duras – L’amante – 1984 (Feltrinelli)

Moise Kisling – Ofelia

VIDEO Hiroshima mon amour – Come fu per lui…

via PaoloNova.com