Subsidenze Street Art Festival | Ravenna 2015

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Torna Subsidenze, la seconda edizione del Festival di Street Art realizzato dall’Associazione Culturale Indastria in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ravenna. Dal 6 settembre al 13 settembre, infatti, il quartiere Darsena, in particolare le zone di via Gulli e via Trieste, continuerà ad arricchirsi di grandi opere d’arte realizzate da artisti di calibro internazionale. Due sono state le anteprime di quest’anno. Nel mese di Aprile l’artista tedesco Jim Avignon ha realizzato una parete interagendo con le persone e vivendo la realtà locale. La sua permanenza a Ravenna è stata oggetto di un documentario che andrà in onda su Sky Arte HD nel prossimo autunno. Nella seconda settimana di luglio,pixelpancho, artista torinese conosciuto in tutto il mondo, ha regalato a via Trieste The Last Kiss, un’opera di notevoli dimensioni recensita sui maggiori portali di Urban Art. Un’apertura importante per la seconda edizione del Festival che si prefigge di continuare su questa strada realizzando altri 3 muri nella stessa zona ad opera di artisti come Gola Hundun, Camilla Falsini e tellas. L’appuntamento regalerà al quartiere una grande visibilità mediatica. Gli artisti inizieranno a dipingere lunedì 7 settembre e sarà possibile vederli all’opera durante tutta la settimana. Parallelamente si svilupperanno degli eventi collaterali.

Inaugurazione del festival – domenica 6 settembre con la collettiva di tutti gli artisti presso lo spazio Bonobolabo in via Centofanti 79.

Per info artisti www.indastria.zone

 

EVENTO UFFICIALE

Leandro Russo | La forma dell’acqua | 27 Agosto.

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Prosegue la stagione espositiva a Donna Bianca (Palazzo Coluccia) che, in collaborazione con Circoloquadro, inaugura giovedì 27 agosto, La forma dell’acqua, mostra personale di Leandro Russo, artista siciliano che ora vive e lavora a Milano.

Leandro Russo | La forma dell’acqua
a cura di Arianna Beretta

Donna Bianca, Palazzo Coluccia, via Matteotti 41, Specchia (LE)
In collaborazione con Circoloquadro, Milano

Inaugurazione: giovedì 27 agosto 2015 h.18.30
In mostra: dal 27 agosto al 20 settembre 2015
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 18.30 alle 23.30 (chiuso il lunedì)
Informazioni: tel: 327/3817220; email: donnabianca@outlook.it

EVENTO UFFICIALE

LEGGI ANCHE LA NOSTRA INTERVISTA A LEANDRO RUSSO QUI.

Kurt Vonnegut – Quando siete felici fateci caso

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DAL TESTO

Zio Alex, che è sepolto a Crown Hill insieme a James Whitcomb Riey, mia sorella e i miei genitori, i miei nonni, i miei bisnonni e John Dillinger, pensava che fosse uno spreco terribile essere felici e non rendersene conto.
E io la penso come lui.
Vi hanno chiamato Generazione X. Ma siete una generazione A tanto quanto Adamo ed Eva. Da quanto ho letto nel libro della Genesi, Dio non donò ad Adamo ed Eva un pianeta intero. Gli donò una proprietà di dimensioni gestibili, diciamo, tanto per intenderci, ottanta ettari. E io consiglio a voi, Adami ed Eve, di proporvi come obiettivo quello di prendere una piccola parte del pianeta e metterla in ordine, rendendola sicura, sana di mente e onesta. C’è un sacco di pulizia da fare. C’è un sacco di ricostruzione da fare, sia a livello spirituale che materiale.

DUE PAROLE

“Quando siete felici fateci caso” è una raccolta dei punti più interessanti dei “commencement speech”, i discorsi universitari di avvio alla fase adulta della vita, tenuti da Kurt Vonnegut fra il 1978 e il 2004. Come al solito, con il suo umorismo e il suo personalissimo modo di vedere il mondo, Vonnegut riesce a catechizzare i ragazzi senza fare troppe morali. Sdrammatizzando il ruolo della responsabilità senile e responsabilizzando, con una calorosa iniziezione di fiducia, la generazione emergente di giovani che si stanno per affacciare al mondo del lavoro o alla vita non accademica. Un esempio di consiglio celia, tanto per farvi capire il personaggio. “E immagino che tutti voi desideriate, fra le altre cose, fare i soldi e trovare il vero amore. Ve lo dico io come fare i soldi: lavorate molto sodo. Ve lo dico io come trovare l’amore: vestitevi bene e sorridete sempre. Imparate le parole di tutte le canzoni appena uscite. Che altri consigli posso darvi? Mangiate tanta crusca in modo che la vostra dieta abbia il necessario apporto di fibre. L’unico conisglio che mio padre mi abbia mai dato è stato questo: “Non ti ficcare niente nelle orecchie”. Dentro le orecchie ci sono le ossa più piccole di tutto il corpo umano, lo sapete?, e anche il senso dell’equilibrio. Se vi maltrattate le orecchie, rischiate non solo di diventare sordi, ma anche di cadere per terra in continuazione. Quindi lasciatele in pace.”

INFO UTILI

105 pagine, 2 ore di lettura circa

ORIGINI

Quando siete felici fateci caso – Kurt Vonnegut – 2015, ISBN 9788875216320

Suzanne Valadon –  Autoportrait – 1927

via Paolo Nova

Muriel Spark – Gli anni fulgenti di Miss Brodie

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DAL TESTO

Dunque, in questa prospettiva Miss Brodie non aveva nulla di strano, esteriormente. Interiormente, la questione cambiava e rimaneva da vedere a quali estremi la spingesse la sua indole. Esteriormente, Miss Brodie era diversa dal resto delle sue colleghe solo in quanto si trovava ancora in una fase si sviluppo mutevole, laddove le sue colleghe, superati i vent’anni, si erano molto comprensibilmente astenute dal cambiare le loro idee, soprattutto sulle questioni etiche. Non c’è niente che io non possa ancora imparare, ripeteva fiera Miss Brodie. Non era certo una statica Miss Brodie quella che diceva alle sue allieve: “Questi sono gli anni del mio fulgore, e voi ne state godendo i benefici”, bensì una donna la cui natura si evolveva sotto i loro occhi mentre loro stesse si andavano formando. Era in evoluzione, il fulgore di Miss Brodie, quando le ragazze erano già adolescenti da un pezzo. E i principi che governarono l’ultima fase di quel fulgore avrebbero stupito, al suo inizio, perfino lei.

DUE PAROLE

Miss Brodie è una giovane insegnante scozzese nel fiore dei suoi anni. La classe di ragazzine che cerca di educare viene catapultata, con un costante uso di flash-forward narrativo, in ciò che le stesse saranno in futuro, cesellando (forse anche imprigionando) le loro più singolari caratteristiche. Un percorso emancipante e puramente femminile, che ci ricorda l’importanza di avere un mentore nella vita, ma soprattutto della velocità con cui, in un non-niente, si possa giungere a contestualizzare la propria esistenza tramite brevissimi tratti, singole decisioni o sfumati ricordi. È proprio con questi che il romanzo si ritrova a combattere. Una riesumata lotta fra razionalità e passione, allo stesso modo in cui una vita si forgia mischiando apprendimento indotto ed esperienza diretta. Gli “anni del fulgore” sono insomma quello che ci resta da godere, ciò che –sotto sotto- nemmeno l’affascinante Jean Brodie riesce a carpire pienamente, intrappolata in uno scomodo idillio che preferirà far rivivere in una delle sue allieve preferite, piuttosto che soccomberne in prima persona.

INFO UTILI

140 pag, 3 ore di lettura circa

ORIGINI

The prime of Miss Jean Brodie – 1961

Moise Kisling – Ingrid – 1932

via Paolo Nova

Henry David Thoreau – Disobbedienza civile

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DAL TESTO

Quindi lo stato non si confronta mai volutamente con i sentimenti umani, intellettuali o morali dell’individuo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Non è attrezzato con spirito o onestà superiori, ma con una superiore forza fisica. Non ero nato per essere costretto. Voglio seguire il mio respiro. Vediamo chi è il più forte. Quale forza ha una moltitudine? Possono solo costringermi ad obbedire ad una legge più alta della mia, mi costringono a diventare come loro. Non so di uomini costretti a vivere in questo modo o in un altro da masse di uomini. Che tipo di vita sarebbe quella?

DUE PAROLE

La profondissima presa di coscienza di Thoreau parte sempre dall’individuo, dal soggetto e dalla sua intelligenza. Disobbedienza civile è un saggio che insegna a pensare nella massa e non con la massa, distinguendoci per l’unica singolarità cui disponiamo, ovvero la coscienza individuale. È un pensiero non ancora raffinato, che si chiude con un auspicio positivo al futuro, l’attesa di una forma di governo più efficace della democrazia (strumento valido, ma per nulla perfetto). Un dilemma forse irrisolvibile. Thoreau rifiuta l’obbedienza allo Stato in maniera intima e non violenta. In maniera immediata.

(…)

Ma un governo in cui la maggioranza comanda in tutti i casi, non può essere basato sulla giustizia, anche nei limiti in cui gli uomini la comprendono. Non ci può essere un governo nel quale non siano le maggioranze a decidere virtualmente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma la coscienza? Nel quale le maggioranze decidano solo su quelle questioni cui è applicabile la regola dell’opportunità? Deve il cittadino, anche solo per un momento, anche in minima parte, mettere la propria coscienza nelle mani del legislatore? Perché, allora, ogni uomo possiede una coscienza? Penso che bisognerebbe essere prima uomini e poi sudditi. Non è desiderabile coltivare il rispetto per la legge con la stessa intensità con cui si coltiva il rispetto per il giusto. L’unico obbligo che ho il diritto di assumermi è di fare in qualsiasi momento ciò che ritengo giusto.

(…)

È una democrazia, così come noi la conosciamo, l’ultimo miglioramento possibile del governo? Non è possibile fare un ulteriore passo verso il riconoscimento e l’organizzazione dei diritti dell’uomo? Non ci sarà mai uno stato talmente libero ed illuminato, finché lo stato non arriva a riconoscere l’individuo come un potere superiore e indipendente, da cui derivano tutta la sua potenza e la sua autorità, e lo tratta di conseguenza. Mi piace immaginare uno stato che finalmente può permettersi di essere giusto con tutti gli uomini, e di trattare l’individuo con rispetto come un vicino; uno stato che non pensi che si addirittura in contrasto con la propria tranquillità se alcuni decidono di vivere lontano da esso, non immischiandosi con esso, senza farsene sopraffare, avendo adempiuto tutti i loro doveri di vicini e esseri umani. Uno stato che producesse questo genere di frutti e li lasciasse cadere non appena maturi, preparerebbe la strada ad uno stato ancora più perfetto e glorioso, che pure ho immaginato, ma non ho ancora visto in alcun luogo.

INFO UTILI

90 pag, 1h e mezza di lettura circa (compreso testo di Marco Denti)

ORIGINI

Civil disobbedience – 1849 – mattioli1885 – ISBN 9788862612821

Jasper Johns – American Flag

via Paolo Nova.

Samuel Beckett – Malone muore

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DAL TESTO

La mia situazione è molto delicata. Quante belle cose, quante cose importanti, rischio di perdere per paura, paura di ricadere nell’antico errore, paura di non finire in tempo, paura di godere, un’ultima volta, d’un ultimo fiotto di tristezza, d’impotenza e di odio. Le forme sono varie dove l’immutabile si consola d’essere informe. Eh sì, sono sempre andato soggetto ai pensieri profondi. Dopotutto importa poco finire, devo averlo già detto. La velleità in se non ha nulla di particolarmente disonorevole. Ma è di questo che si tratta? Ci sono buone probabilità. Io voglio solo che il mio ultimo pensiero si esprima fino all’estremo istante, devo aver cambiato idea. Tutto qui, mi capisco. Se la vita venisse a mancare, lo sentirò.

DUE PAROLE

Malone è prossimo alla morte nel suo letto, nudo e semi immobile. Con una matita che perde in continuazione inizia a raccontare la volontà della sua fine. Ma il testo non ha a che fare né con il romanzo tradizionale, né con l’arte oratoria, né con il protagonista e nemmeno con il narratore. Malone divaga con il pensiero, ispirato dalla porzione di mondo che vede dall’unica finestra a disposizione e dagli sparuti oggetti che lo circondano (su tutti, un vecchio bastone). La narrazione diventa presto sistematica ed eterea in una perfetta corrispondenza con la camera che lo ospita. Piccola, bianca, asettica, limitata. Una lunga metafora del senso della vita e dalla sua dimensione. Un viaggio esplorativo che ci permette di capire quanto incida il pensiero – la coscienza – in questo breve e limitato tragitto che ci deve accompagnare alla tomba.

INFO UTILI

150 pag – 3 ore e mezza di lettura circa

ORIGINI

Samuel Beckett – Malone meurt (1951)

Morgan Russell – nudo

 
via Paolo Nova.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il Gattopardo

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DAL TESTO 

Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò che il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane; le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto.

DUE PAROLE

Il sonno, la morte l’immobilità e l’oblio. Il macabro fascino della decadenza, della polvere, del lento tentativo di fermare il tempo nella sua eternità. Tomasi di Lampedusa dipinge perfettamente la malia siciliana in un romanzo tanto provinciale quanto caratteristico e profetico. Un monito a qualsiasi paese restio al progresso. La semplicità della riflessione, la portanza di una frase tanto banale quanto incisiva, in quel “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Un concetto talmente eterno da trovare sbocco ad ogni livello pratico. Si pensi ai lavaggi di immagine, alle campagne pubblicitarie, alle rivoluzioni apparenti nella storia dell’umanità. Con vivo ricordo al finale del capolavoro di Orwell, 1984, penso all’obiettivo ultimo di ogni élite governativa: il sostentamento della sua eterna continuazione. Il mantenimento del suo potere. Lo sa benissimo Don Fabrizio, già bramoso di morte. Il pretesto è dei più caratteristici, uno scontro generazionale fra il nuovo che avanza (Tancredi, Angelica, Garibaldi e l’Italia stessa) ed il sistema che vuole mantenersi (la Sicilia culturale, non geografica). La catarsi si compie, effettivamente. Non è importante chi deterrà il potere. È fondamentale che il potere stesso venga costantemente prolungato. Alla fine del romanzo, effettivamente, tutto è cambiato, il gattopardo morto, la nuova nazione creata. Ma come il cane Bendicò, tornato polvere ammucchiata, riposa nell’oblio, anche il nuovo paese e la nuova società, dovranno fare i conti con la loro non eterna esistenza. Specialmente con la loro medesima fine.

INFO UTILI

280 pag, 9 ore di lettura circa
opere affini: Simonetta Agnello Hornby, La monaca

ORIGINI

Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il gattopardo – 1958
Pompeo Mariani

via Paolo Nova.

OTHERNESS Identità IN-definizione

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OUT44 presenta: OTHERNESS Identità IN-definizione.
“L’esposizione nasce dal dialogo spontaneo e diretto tra gli undici curatori e gli artisti, concretizzandosi in un progetto che indaga la declinazione del concetto d’identità nelle Arti Visive, senza la volontà di darne una definizione ultima, piuttosto sottolineandone le diverse sfaccettature.
OTHERNESS, Alterità, rappresenta un processo di conoscenza dell’Identità attraverso il confronto con l’altro che è insito e costitutivo dell’Io; lo specchio che riflette le differenze che ci distinguono e che permettono di circoscrivere lo spazio e il tempo in cui operiamo.
Dodici artisti contemporanei che meditano con metodologie e ricerche differenti sul tema del diverso e dell’altro, non solo in senso esistenziale, ma anche rispetto allo spazio, al fare artistico, alla cultura, al linguaggio e ai mezzi espressivi.”

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Artisti in Mostra:

Enrico Boccioletti – Benni Bosetto – Alessandro Di Pietro – Francesco Lampredi – Dario Maglionico – Valerio Rocco Orlando – Africa Ruiz Pino – Patrizia Emma Scialpi – Patrick Tabarelli – Federico Tosi – Marco Trinca Colonel – Patrick Tuttofuoco.

*EVENTO UFFICIALE*

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Presso
La Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4 / Via Luigi Nono 7, 20154 Milano

07/07/2015 ore 19.00