GRAMMATICA NATURALE | Lucamaleonte solo-show

flyer lucamaleonte @ grauen studio-01

Grauen Gallery presenta:

“GRAMMATICA NATURALE” –  Lucamaleonte  solo-show
Monza, 3 Luglio  – 12  Luglio  2015
A cura di Grauen gallery  (Alessandro Fossati, Andrea Ucchino)  Vernissage 3 Luglio ore 19:00

Grauen Gallery – Via Tofane 1 (alzaia naviglio Villoresi), Monza

Grauen Gallery è lieto di presentare l’artista Lucamaleonte, quarto artista a prendere parte al Progetto Recover Monza, progetto di diffusione culturale e di riqualificazione visiva urbana promosso dall’associazione Restart e dal comune di Monza.

GRAMMATICA NATURALE

Alterazione dello stato d’animo, vibrazioni, distaccamento dalla cognizione del tempo, contaminazione, la passione per qualcosa tende a disorientarci, a prelevarci da ciò che di tangibile ci circonda ed immergerci in uno spazio intimo dove studiarsi a vicenda.
Si crea un rapporto indecifrabile, un legame che modifica le nostre abitudini, le nostre azioni, i nostri pensieri.
La passione di Lucamaleonte è la natura.
La complessità e la vastità della natura ne fanno una scienza, imparare a conoscerla, ad osservarla, distinguere e classificarne le sue varietà ha portato i primi Naturalisti a collezionarne dei frammenti di essa e conservarli in spazi dedicati già dalla fine del medioevo.
Questa prima forma di catalogazione tramite dei campioni ha portato successivamente alla creazione di enciclopedie ricche di illustrazioni e descrizioni delle varie piante e animali e proprio da questa idea di catalogazione nasce l’idea della mostra.
Raccontare la natura dalla punto di vista di un amante della natura, mettere in mostra un nuovo idioma creato da questa passione.
Una raccolta di disegni come pagine di un diario dove i soggetti naturali sostituiscono le parole.
Piante, insetti, tigri e uccelli, ricchi di segni istintivi e rapidi su carte invecchiate, tele o vetro, stencil e disegni in grado di immergere a pieno lo spettatore  nella mentalità di  un artista “naturalista”.
Dalla natura quindi nasce un nuovo linguaggio, Lucamaleonte, alla Grauen Gallery, mostra l’essenza della sua Grammatica Naturale.
Testo a cura di Grauen gallery

Wall painting @ grauen gallery Video: https://www.youtube.com/watch?v=KRqnnR59RFo

ingresso libero

Orari di apertura:
Mar-Ven 15:00 – 19:00

Finissage: Domenica 12 Luglio H19.00
Fuori orario su appuntamento
via Tofane 1, lato alzaia Villoresi
a 10 min a piedi dalla stazione Monza FS
Info:
www.recovermonza.com
www.grauengallery.com
http://lucamaleonte.tumblr.com/

Grauen Gallery – Via Tofane 1 (alzaia naviglio Villoresi), Monza

flyer lucamaleonte @ grauen studio-02

Grauen Gallery is pleased to present Lucamaleonte, fourth  artist to participate at Recover Monza, a street art project of cultural diffusion and visual urban redevelopment promoted by Restart association and  the city of Monza.

GRAMMATICA NATURALE

Alteration of mood, vibration, detachment from all sense of time, contamination, the passion for something tends to disorient, to pick us up from what tangible around us and immerse ourselves in an intimate space where be studied each other.
It creates a relationship indecipherable, a bond that change our habits, our actions, our thoughts.
The passion of Lucamaleonte is nature.
The complexity and vastness of nature make it a science, get to know it, to observe it, to distinguish and classify its varieties brought the first naturalists to collecting fragments of it and store them in dedicated areas since the end of the Middle Ages.
This first form of classification by the samples subsequently led to the creation of encyclopedias full of illustrations and descriptions of the various plants and animals, and from this very idea of ​​cataloging born the idea of ​​the exhibition.
Telling the nature from the point of view of a nature lover, to showcase a new language created by this passion.
A collection of drawings like the pages of a diary where the natural subjects replace the words.
Plants, insects, birds and tigers, rich of instinctive and rapid signs on aged papers, glass or canvas; stencils and drawings can fully immerse the viewer in the mindset of a “naturalist” artist
So there is a new language born by nature, Lucamaleonte at  Grauen Gallery, shows the essence of his Natural Grammar.
Text by Grauen Gallery

 

cover

OBSERVE: Walls have mouths to tell by ADRIANO ANNINO

OBSERVE: WALLS HAVE MOUTHS TO TELL by ADRIANO ANNINO

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HNSL: Ciao Adriano,
Abbiamo visitato la tua mostra “Walls have mouths to tell” che hai allestito nella cornice della villa Rusconi di Castano Primo.
Come è stato sviluppare questa idea e quanto tempo ti ha preso?

Adriano Annino: Il giorno dell’inaugurazione combaciava con quello del mio trasferimento a Milano due anni fa.

Distribuita nelle tre grandi sale centrali ci ha colpito il legame delle opere con la location. La scelta espositiva di “incastrare” le opere nelle strutture della villa, come nelle finestre, nei camini e negli altri elementi come il pianoforte presente nella sala principale.
Come hai organizzato l’esposizione e strutturato il gioco di specchi che la caratterizza?

Ho cominciato dal motto della famiglia Rusconi, ultima ad averla vissuta “Nihil difficile volenti” ed il resto in automatico.

I dipinti e la location infatti compongono un’opera unica che cattura anche il visitatore, come invitandolo a farne parte.
Chi sono i soggetti che vediamo riflessi nei dipinti?

Sono io, i miei amici, gli abitanti della villa, un paio di bulli metropolitani e personaggi immaginati. Nei lavori sono tutti dentro la villa, con anche le opere installate. Il momento  infatti è lo stesso spazio temporale in cui si  è trovato il visitatore. Esatto, si è sovrapposto ai quadri che raccontavano un vissuto.

Importante anche la parte musicale, come è nata la scelta delle musiche?

Mouths have fragments to sono due tracce, composte insieme a Jacopo Facchini e Michele Foresi, che riproducono in contemporanea, tra una sala e l’altra, la registrazione di una cena con i miei amici ad episodi di musica elettronica in cui il testo anonimo di una canzone popolare lombarda, il canto delle filandine (la villa aveva una filanda) viene adattato alla melodia scomposta e distorta di un lied di Schubert “Die Spinnerin” su testo di Goethe. Il pianto, le urla di dolore e i lamenti si sovrappongono e si confondono all’amplesso descritto da un madrigale del quarto libro di Monteverdi: “s’io ch’io vorrei morire” su testo di Maurizio Moro. Le parole chiave, “Ahi, bocca!Ahi, baci! Ahi, lingua. Deh, deh stringetemi finch’io venga meno!” sono cantate sullo stesso intervallo su cui lo sono anche le parole piedi e mani, le parti che dolgono alla filatrice. Il dolore si confonde con il piacere in una polifonia che, ricreata artificialmente, utilizza frammenti dall’Orfeo, su testo di Alessandro Striggio che cita Dante “in quei campi di pianto e di dolore / lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”, per evocare la risaia, di fronte alla quale si trova la mia casa/studio, e rendere la Villa con i quadri dei campi Elisi.

Ora che l’installazione è conclusa pensi che sarà possibile rivederla in futuro?
Mi hanno detto che Giuseppe Rusconi avrebbe dato cinquantamila euro e lasciato tutto così com’era. Il problema è che è morto.

Stai lavorando a qualche nuovo dipinto o progetto e hai in vista qualche nuova mostra/esposizione?
Ma intendi oltre la mostra al MoMA?

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REFRESH | un anno di Burning Giraffe Art Gallery | 23 giugno – 31 luglio

Anna Capolupo, Room (TorinoNowhere 4), 2014, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 130x180

 

Da martedì 23 giugno a venerdì 31 luglio
Orario mostra: martedì-sabato, 14:30-20

Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/a, Torino
www.bugartgallery.com
info@bugartgallery.com
t. 0115832745
m. 3477975704

Artisti in mostra: Anna Capolupo, Ivan Cazzola, Dan Hillier, Giuseppe Lo Schiavo, Truly Design

Lo spazio espositivo Burning Giraffe Art Gallery, sito Via Eusebio Bava 8/a, a Torino, festeggia il suo primo anno di attività espositiva ripercorrendo le sei mostre, tra personali e collettive, presentate dal 5 giugno scorso, giorno d’inaugurazione della galleria, a oggi, per un totale di 25 artisti coinvolti, italiani e stranieri, con un’attenzione particolare rivolta ai talenti emergenti della scena contemporanea.

Knut Hamsun – Fame

Osvaldo Licini, “Amalasunta occhio giallo”, 1950

DAL TESTO

Perché mi preoccupavo di ciò che dovevo mangiare, di ciò che dovevo bere, del modo di vestire questo miserabile sacco di vermi che chiamano corpo mortale? Non ci aveva già pensato forse il mio Padre celeste come per i passeri del cielo, e non mi aveva forse fatto la grazia di indicare con la Sua mano, me, Suo umile servo? Dio aveva messo un dito nella rete dei miei nervi portando delicatamente un po’ di disordine fra tutti quei fili. Poi aveva ritirato il dito e, guarda un po’, vi erano rimaste attaccate alcune piccole fibre, pezzettini di nervi, di radici. E quel dito aveva lasciato anche il buco aperto, ed era il dito di Dio e a quel dito erano dovute anche le ferite del mio cervello. Ma dopo avermi toccato col dito Dio mi lasciò, non mi toccò più e non mi fece più alcun male; mi lasciò andare in pace col buco aperto. E nulla di male mi verrà da Lui, da Lui che è il signore per tutta l’eternità…

DUE PAROLE

La fame di Hamsun è un campanello che suona ogni volta che l’uomo prova ad elevarsi, il costante richiamo alla terra e alla nostra natura mortale di esseri soccombenti. Il peregrinare per Christiania (l’attuale Oslo) del protagonista in preda a personali deliri dettati dal freddo e dalla mancanza di cibo viene raccontato in maniera lisergica e deviata, in costante colloquio con la più lucida follia. “Fame” parla, più che dell’assenza di cibo, di una reale mancanza di speranza intellettuale. “Fame” è una percezione, uno stato di esistenza. Percepibile con il corpo ma sviluppabile dal pensiero. È il nostro privilegio e la nostra croce, una visione leopardiana della vita, giustificata in quei miseri sprazzi di bellezza dal dolore e dalla sofferenza. Lo spiega lo stesso autore in un passaggio illuminante: “Ecco, le cose stanno in questo modo: la mia povertà ha acuito in me certe facoltà al punto che talvolta mi provocano vere sofferenze. Sì, vi assicuro, vere sofferenze, purtroppo. Ma anche questa sensibilità ha i suoi vantaggi. In certe situazioni mi è di aiuto. Il povero intelligente è un osservatore assai più sottile che non il ricco intelligente. A ogni passo che fa, il povero si guarda attorno e tende l’orecchio diffidente da tutte le parole di color che incontra. Ogni suo passo presenta, per così dire, un compito, una fatica ai suoi pensieri e sentimenti. Egli ha l’udito acuto e sensibile, è esperto e ha l’anima segnata da cicatrici”.
Il privilegio di soffrire porta consapevolezza.

INFO UTILI

Pag 180, 4 ore e mezza di lettura circa
Letture affini : Max Blecher – Accadimenti nell’irrealtà immediata

ORIGINI 

Knut Hamsun – Fame (Sult) – Gli adelphi edizione
Osvaldo Licini, “Amalasunta occhio giallo”, 1950

via PaoloNova.com

BLACK BEAT MOVEMENT PICNIC

10 ore di musica
20 artisti
3 spazi picnic
2 palchi
1 obbiettivo

The Black Beat Movement e Castelletto Music Garden
ti invitano al primo Black Beat Movement Picnic!

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“Uno spazio live e uno spazio djset dove si alterneranno venti artisti uniti da uno scopo comune, quello di raccogliere fondi per la produzione del nuovo disco dei Black Beat Movement!
Crediamo nella musica e nell’arte come generatori di spazi sociali e momenti di condivisione collettiva. E’ proprio seguendo questa convinzione che vogliamo far nascere il nostro nuovo disco. Infatti tutto il ricavato della giornata sarà completamente destinato alla produzione del disco.”

-EVENTO UFFICIALE-

Harper Lee – Il buio oltre la siepe

mary cassatt Portrait of mrs curry

DAL TESTO

“Facciamo un bambino di neve, Jem?”
“No, un vero uomo di neve. Però dobbiamo lavorare sodo!”
Jem corse in cortile, prese la zappa e cominciò a scavare in fretta dietro la catasta della legna, scansando tutti i tarli che trovava. Entrò in casa, ne uscì con il cesto per il bucato, lo riempì di terra e lo portò in giardino.
Quando avemmo a disposizione cinque cesti pieni di terra e due pieni di neve, Jem disse che eravamo pronti e potevamo cominciare.
“Ma non credi che verrà fuori un grande pasticcio?” chiesi.
“Ti sembra adesso”, rispose, “ma non lo sarà, dopo!…”
Radunò una bracciata di terra e, battendola contro le mani, ne fece un monticello sul quale aggiunse altra terra ancora finché non ebbe costruito una specie di tronco umano.
“Jem non ho mai sentito parlare di un pupazzo negro”, dissi.
“Adesso è nero, ma poi vedrai!” borbottò.

DUE PAROLE

Romanzo ambientato nell’Alabama degli anni 30. Harper Lee si avvale dello sguardo di Scout, una bimba di nove anni, voce e testimone della narrazione. Nella sua precoce astuzia, accompagnata dal fratello Jem, Scout seguirà le gesta di suo padre, l’avvocato Atticus Finch, alle prese con la difesa di un uomo di colore accusato di stupro. Il microcosmo che racchiude la vicenda è la cittadina di Maycomb dalle tradizioni assai radicate e dal pregiudizio irremovibile. Pilastro della riflessione è il titolo originale dell’opera (come spesso accade, completamente stravolto nella traduzione italiana) “uccidere un usignolo”. Ovvero l’interrogazione sulla natura degli esseri viventi, e sul giudizio che la società, dettata dalla morale, esercita su di loro. La metafora è innescata verso la metà de l romanzo, quando ai due bambini viene regalato un fucile giocattolo con il quale avrebbero la possibilità di uccidere piccoli animali e friguelli. Tutte le quattro figure principali, nel romanzo, arrivano ad affrontare la natura ferale dell’uomo. Lo fa il padre, Atticus, che da giovane fu il migliore tiratore della contea e che da adulto ripudia ogni forma di violenza. Lo fa la piccola Scout, forte della sua innocenza, nel momento in cui tranquillizza il padre per la morte del suo aggressore. Lo fa il signor Ewell, nel rifiuto della sua colpevolezza e nella brutale aggressione ai ragazzini indifesi. Lo fa Tom Robinson, quando quasi vicino alla sua improbabile assoluzione decide di scappare dal carcere perdendo la vita e la remota possibilità di lavare l’accusa che portava tutta la sua comunità. Il messaggio è semplice: sono spesso gli innocenti a rimetterci quando la bestialità e l’istinto primitivo vincono sul nostro intelletto. E il pregiudizio razziale è, purtroppo, ancora  un imprevedibile riflesso da curare.

(Si noti che, nei giorni in cui scrivo, il dibattito razziale è quanto mai acceso in America in seguito ai numerosi casi di violenza, abuso e omicidio verso persone di colore da parte della polizia di stato. Solo per citarne alcuni: nel febbraio 2012, un ragazzo di colore disarmato di 17 anni è stato ucciso dalla polizia. l’8 Agosto 2014 un ragazzo di 18 anni di colore non armato è stato ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco a Ferguson, ne è scaturita una rivolta cittadina. il 2 marzo 2015 è stato ucciso un senzatetto dalla polizia nel mezzo di una strada di Los Angeles. il 20 marzo  un uomo è stato ucciso sulla porta di casa dalla polizia a Dallas; il 10 Aprile 2015 un poliziotto bianco ha ucciso per sbaglio un uomo nero, senza apparente motivo; Il 28 aprile a Detroit, un ragazzo di colore sospettato di rapina è stato ucciso da un poliziotto. Sempre in Aprile, Baltimora è stata messa a ferro e fuoco da una rivolta cittadina dopo la morte di un ragazzo di colore deceduto a seguito del suo arresto con la spina dorsale spezzata)

INFO UTILI

290 pag. – 7 ore e mezza di lettura circa

ORIGINI

To kill a mockingbird – Harper Lee – 1960
Mary Cassatt – Portrait of Mrs Curry

via PaoloNova.com

DimensioneZero | Mauro Pellegrini e Barbara Pianca

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Mauro Pellegrini e Barbara Pianca
Dimensione Zero (quello che ci piace di più)
a cura di Fabio Carnaghi

Dimensione Zero (quello che ci piace di più), mostra personale di Mauro Pellegrini e Barbara Pianca, racconta una geografia intima che riporta ad uno stato originario attraverso la sperimentazione dell’annullamento delle sovrastrutture culturali. Nel progetto specifico, il tema spaziale descritto nel percorso cavernoso della galleria di un’abbazia cistercense, dominata dal binomio luce/buio nel senso di reminiscenza/scoperta, individua l’antica similitudine che associa i luoghi alla plasmabilità della cera che mantiene la possibilità di cancellabilità e riscrittura.
Non è casuale l’associazione dei due atti – demiurgico per la scultura e proiettivo per l’immagine fotografica – nel lavoro di Mauro Pellegrini e Barbara Pianca, raccordabili nella comune vicenda esperienziale. In questi termini, la connotazione univoca della pratica creativa dei due artisti converge sul terreno della memoria –immagine, binomio di passato e futuro, affettiva per natura, cioè intesa come elaborazione dei sensi e fondata sull’emozione. L’itinerario concettuale è un vero e proprio tracciato emozionale in cui agiscono processi fisiologici attraverso cui la memoria influisce sugli organi del corpo e lo guida nel movimento. Filo conduttore di tutto il progetto è questa continua e inevitabile attività demiurgica che plasma e riplasma l’esperienza e rivisita continuamente il confronto e l’elaborazione esperienziale. La dimensione zero è l’incessante scrittura su una tabula rasa che si avvale di una memoria materiale e spaziale per cui il processo visivo diventa fatto emotivo che apre la strada alla conoscenza.

Dimensione Zero (quello che ci piace di più) si inserisce nella rassegna Biodiversity promossa da ARK Cultural Property and Contemporary per Expo in Città, con il sostegno di Parco dei Mulini e Fabbrica di Sant’Ambrogio, con il patrocinio di Regione Lombardia.

Mauro Pellegrini-Barbara Pianca

Note biografiche
La ricerca di Mauro Pellegrini e Barbara Pianca è un’esplorazione delle tematiche universali dell’uomo, concentrata sulla relazione corpo e mente e sui processi di archiviazione e protezione dei ricordi, che tramite essi cerca di instaurare una riproduzione in continua evoluzione della realtà esterna. La loro produzione artistica spazia dall’installazione scultorea e multimediale alla fotografia, valorizzando differenti materiali naturali quali il pane e la terra, oltre che impiegando differenti materiali artificiali e tecnologici come led e plastiche biodegradabili. Vivono e lavorano tra Italia e Inghilterra.

Fabio Carnaghi, critico d’arte e curatore indipendente, nella sua ricerca si occupa di linguaggi visuali della contemporaneità nell’ottica della sostenibilità, della trasversalità e dello sviluppo culturale, favorendo ambiti ad elevato impatto ambientale e dalla forte connotazione storica. L’interesse per la conservazione e la valorizzazione del bene culturale insieme all’attenzione per le tematiche ambientali hanno portato a collaborazioni con istituzioni (UNESCO, MAB-Man and Biosphere, Parco del Ticino), associazioni, fondazioni e con il patrimonio di dimore storiche a Milano e nel suo territorio. È autore di articoli su riviste specializzate, pubblicazioni e monografie su artisti contemporanei. Ha curato mostre d’arte moderna e contemporanea in spazi pubblici e privati. Dal 2014 è direttore artistico di ARK Cultural Property and Contemporary, Associazione di Promozione Sociale con sede a Milano.
Vive e lavora a Milano.

12 giugno – 4 luglio 2015

Abbazia di Sant’Ambrogio della Vittoria

Parabiago (Milano)

opening 12 giugno 2015, ore 19

orari di apertura

sabato e domenica 10-12 / 16-19

Lunedì-venerdì 16 – 19 solo su appuntamento ( chiamare 338 7576502)

Ingresso gratuito

info@arkmilano.com

www.arkmilano.com

www.biodiversityark.tumblr.com

www.maurojpellegrini.com

www.barbarapianca.eu