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NO CURVES | EXP[L]ORATION – solo show

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“EXP[L]ORATION” solo show by NO CURVES

From 12 February to 15 March 2015.

at Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da VinciToti01@MarcoGualtieri

Powered by Tatras, pixartprinting.it, Tucano, tesa Deutschland, Vibram,Pro Tapes & Specialties Inc., Frizzifrizzi, Collater.al, Gorgo CLUB MILANO, Televisionet Tvn, ZI and Killer Kiccen!

Private opening : 11 February 2015
‪#‎tapeart‬ ‪#‎exploration2015‬ ‪#‎nocurves‬ ‪#‎museoscienza‬

 

Pedro Páramo – Juan Rulfo

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DAL TESTO

Sentivo il ritratto di mia madre, che tenevo nel taschino della camicia, scaldarmi il cuore, come se anche lei sudasse. Era un vecchio ritratto, smangiucchiato ai bordi; ma era l’unico che conoscevo. L’avevo trovato nell’armadio della cucina, dentro una casseruola piena di erbe: foglie di melissa, erba di Castiglia, rametti di ruta. Da allora l’avevo tenuto. Era l’unico. Mia madre non aveva mai voluto farsi ritrarre. Diceva che i ritratti erano roba da stregoneria. E così pareva essere; dato che il suo era pieno di buchi come di spillo, e dalle parte del cuore ce n’era uno molto grande in cui ci si poteva entrare il dito del cuore, il medio.

DUE PAROLE

Pedro Paramo è un romanzetto che contiene – e detta – i canoni di quel realismo magico che prenderà poi piede nella letteratura di consumo grazie a scrittori come Gabriel Garcia Marquez. Se “Cent’anni di solitudine” è la Bibbia, il suo punto più alto d’espressione, Pedro Paramo ne è la genesi. La storia, come nelle più classiche tradizioni sudamericane, parla del ritorno alla terra e alle origini del protagonista, il quale, ripercorrendo luoghi suggestivi attraverso racconti popolari, si mette alla scoperta del Padre. Qui, in embrione, possiamo trovare quella splendida rielaborazione della realtà mischiata a misticismo, superstizione e leggenda capace di trasformare la cronaca in racconto fiabesco. Ne riporto degli esempi, parallelismi talmente evidenti da farmi credere che Marquez non solo fosse rimasto affascinato dalla prosa di Juan Rulfo, ma persino d’averne approfittato a piene mani. Oltre all’incipit, praticamente parafrasato, richiamo un altro paio d’estratti.

“E la tua anima? Dove credi che sia andata?”
“Starà vagando sulla terra come tante altre; cercando vivi che preghino per lei. Forse mi odia perché l’ho trattata male; però questo non mi preoccupa più. Mi sono liberata dal vizio dei suoi rimorsi. Mi amareggiava persino quel poco che mangiavo, e mi rendeva insopportabili le notti riempiendole di pensieri paurosi con immagini di condannati e cose del genere. Quando mi sedetti a morire, lei mi pregò di alzarmi e di continuare a trascinare la vita, come se ancora aspettasse qualche miracolo che mi lavasse via le colpe. Non ci provai nemmeno: “Qui termina la strada”, le dissi, “non ho più forze per altro”. E aprii la bocca perché se ne andasse. E se ne andò. Lo capii quando nelle mie mani cadde il filino di sangue con cui era legata al mio cuore.”

Evidentemente simile alla scena in cui il Colonnello Buendia di Cent’anni aspetta il passaggio della sua morte sul patio. Oppure:

All’alba la gente venne svegliata dal rintocco delle campane (…) Ma il rintocco durò più del dovuto. Ormai non suonavano soltanto le campane della chiesa maggiore, ma anche quelle delle Sagre de Cristo, della Cruz de Verde e forse quelle del Santuario. Giunse mezzogiorno e il rintocco non cessava. Giunse la notte. E giorno e notte le campane continuarono a suonare, tutte allo stesso modo, sempre più forte, finché quello diventò un lamento fragoroso di suoni (..) Dopo tre giorni erano tutti sordi. Era impossibile parlare con quel ronzio di cui era piena l’aria.

Anche qui la “piaga” delle campane che sembrano non voler smetter più di suonare richiama la pioggia infinita o l’improvvisa assenza di memoria che cadono su Macondo.

Insomma, un libretto di non facile lettura, che perde in scorrevolezza a causa dei continui salti narrativi. Un incastro temporale e generazionale che, come per la sua storia, coniuga confusamente futuro e passato di personaggi talmente legati intrinsecamente alla loro terra, da condividerne il triste destino.

INFO UTILI

Pag. 141 – 2 ore e mezza circa.

Letture affini: Cent’anni di solitudine, G.G. Marquez – Eva Luna, I. Allende

ORIGINI

Pedro Páramo – Juan Rulfo – 1955

Paul Gauguin – Self Portrait

via PaoloNova.com

NYC | IVAN CAZZOLA | Photo Exibition a cura di Giuseppe Savoca

Ivan Cazzola - nyc

NYC IVAN CAZZOLA PHOTO EXHIBITION
A CURA DI GIUSEPPE SAVOCA
MATERIALE INEDITO SCATTATO A NEW YORK TRA IL 2011 E IL 2014

sonorizzazione di NEXT ONE

Evento ufficiale.

www.ivancazzola.co.uk
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Opening mostra: giovedì 22 gennaio 2015, dalle 18:30 alle 21:30
Periodo mostra: dal 22 gennaio al 7 marzo 2015

Orario apertura: martedì-venerdì 15 – 19; sabato 15:30 – 20
Burning Giraffe Art Gallery
www.bugartgallery.com
info@bugartgallery.com

Banlieue | Mostra collettiva a cura di Federica Morandi

Banlieue

Banlieue
Mostra collettiva a cura di Federica Morandi

Institut français Milano
Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 63, 20123 Milano

Periodo espositivo: 5 febbraio – 6 marzo 2015
Vernissage: 4 Febbraio 2015 ore 18.30 – 21

L’Institut Français Milano e l’Associazione ArtGallery Milano sono lieti di presentare la nuova mostra collettiva dal titolo Banlieue, a cura di Federica Morandi, che inaugurerà mercoledì 4 febbraio 2015 alle ore 18.30.

In mostra gli artisti francesi Ador&Semor, che durante il vernissage faranno una performance di live painting, Michele Guidarini, Massimiliano Petrone, Sanja Milenkovic, Jacopo Prina, Giulio Vesprini, Silvano Belloni.

Banlieue è sostenuta da Eau Thermale Avène marchio dei Laboratoires Pierre Fabre; lo storico brand francese, che da sempre si contraddistingue per la qualità e l’attenzione nei prodotti cosmetici e dermatologici, prosegue la collaborazione con l’Associazione ArtGallery Milano nel comune obiettivo di promuovere i giovani talenti dell’arte contemporanea.”

Evento ufficiale.

L’avversario + James Wang

james wang

DAL TESTO

Per i credenti l’ora della morte l’ora in cui si vede Dio, non più in modo oscuro, come dentro ad uno specchio, ma faccia a faccia. Perfino i non credenti credono in qualcosa di simile: che nel momento del trapasso si veda scorrere in un lampo la pellicola della propria vita, finalmente intelligibile. Per i vecchi Romand, questa visione, anziché rappresentare il pieno coronamento, aveva segnato il trionfo della menzogna e del male. Avrebbero dovuto vedere Dio e al suo posto avevano visto, sotto le sembianze dell’amato figlio, colui che la bibbia chiama Satana: l’Avversario.

DUE PAROLE

Romanzo cronaca tratto dall’agghiacciante vicenda di Jean-Claude Romand, che nel 1993 uccise a sangue freddo la moglie, i due figlioletti, i genitori ed il cane; epilogo di un’insostenibile vita di bugie protratte per quasi vent’anni. Romand diceva di essere un esimio ricercatore dell’OMS. Passava invece le giornate in macchina o facendo lunghe passeggiate. Si faceva affidare soldi per finanziamenti inesistenti e, alla minima difficoltà, annunciava di avere il cancro per suscitare pietà. Ha iniziato a mentire all’università, la quale ha finto di frequentare per dodici anni, ed ha proseguito con il lavoro, il matrimonio, gli amici. Quando, all’apice della disperazione, la situazione economica non riuscì più a reggere il peso della menzogna, vedendo crollare tutte le finzioni che aveva costruito, decise di porre termine a tutto. Uccise l’intera famiglia e incendiò la casa. Ma sopravvisse. Emmanuel Carrère, entrato in contatto con l’assassino dopo i fatti compiuti, tramite una semplice lettera, decide di raccontare con il suo stile alternante fra sfera privata dell’autore e fatti oggettivi (stile che perfezionerà poi in “Limonov”), uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti di sempre. Un uomo o un mostro talmente svuotato dal proprio io interiore, da non aver mai trovato se stesso. Nemmeno dopo la redenzione. O presunta tale.

INFO UTILI

pag. 169 – 3 ore di lettura c.ca

opere affini : E. Carrère, “Limonov” – T. Capote, “A sangue freddo”.

ORIGINI

James Wang – nn
L’Avversario – Emannuel Carrère – 2000

via PaoloNova.com

Auto da fé + Paul Klee

Gaze of Silence, a 1932 painting by Klee that took abstraction even further.


DAL TESTO

La scienza aveva fitto loro in testa la fede delle cause. Essendo persone di mondo, si attenevano fedelmente alle usanze e alle opinioni maggiormente diffuse nel loro tempo. Amavano il piacere e spiegavano tutto e tutti col desiderio di conseguire il piacere; era la mania del momento, una mania che dominava tutte le teste e dava ben scarsi risultati. Naturalmente essi intendevano per piacere i vizi tradizionali che, da quando esistono le bestie, il singolo ha sempre praticato con infame assiduità.
Quando alla ben più profonda ed essenziale molla della storia – l’impulso che spinge gli uomini a collocarsi in una specie di animale superiore, la massa, e a perdersi così completamente in essa come se un singolo uomo non fosse mai esistito -, loro non ne sapevano proprio niente. Questo perché erano persone colte, e la cultura è un salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui.
Noi conduciamo la cosiddetta lotta per l’esistenza non solo per soddisfare la fame e l’amore, ma anche per soffocare in noi la massa. In determinate circostanze essa diventa così forte da costringere l’individuo a compiere azioni disinteressate o addirittura contrarie al suo interesse. L’umanità esisteva, come massa, già molto prima di venire inventata – e annacquata – in sede concettuale. Essa ribolle in noi tutti, animale mostruoso, selvaggio, focoso e turgido di umori, nel fondo del nostro essere, più profonda delle madri. Nonostante la sua età l’animale più giovane, la creatura essenziale della terra, la sua meta e il suo avvenire. Di essa noi non sappiamo nulla, viviamo ancora come presunti individui. A volte la massa ci si riversa addosso, una tempesta muggente, un unico oceano fragoroso, nel quale ogni goccia vive e vuole la stessa cosa di tutte le altre. Per il momento essa tende ancora a dissolversi di nuovo, e allora noi torniamo ad essere noi stessi, dei poveri diavoli solitari. Nel ricordo non riusciamo a concepire l’idea di essere mai stati tanto numerosi, tanto grandi e tanto uniti. “Una malattia” dichiara uno, afflitto da troppa intelligenza. “La bestia nell’uomo” fa eco conciliante l’agnello dell’umiltà, senza sospettare quanto vicina al vero sia la sua errata definizione. Frattanto, dentro di noi, la massa si separa a un nuovo assalto. Un giorno, magari dapprima in un solo paese, non tornerà a dissolversi, e da questo dilagherà poi ovunque, finché nessuno potrà dubitare di essa, non essendoci più nessun io, tu, lui, bensì soltanto lei, la massa.

DUE PAROLE

Quando Canetti consegnò la prima copia di Die Blendung a Thomas Mann, si aspettava che quest’ultimo la leggesse di filato, immergendosi completamente in essa. Pretesa velleitaria, quasi quanto quella dello stesso Mann quando chiedeva ai suoi fidati lettori di concedersi una seconda lettura de “la montagna incantata” per apprenderne meglio la sua completezza. “Auto da fé” è un libro molto impegnativo, monolitico e sabbioso nonostante la vivacità dei temi ed il suo spiccato umorismo. Opera unica, composta a Vienna intorno agli anni 30, si snocciola in tre parti distinte ed assai prolisse. Il protagonista è il sinologo Peter Kien, dotato di memoria prodigiosa. Fiero possessore di una delle più fornite biblioteche della città, coltivata nel suo appartamento privato persino a discapito delle inutili e troppo fuorvianti finestre. Intorno alla sua figura ruotano i pochi personaggi. La governante, poi moglie, Therese; il nano truffatore e sedicente campione di scacchi Fischerle, che tanto richiama il piccolo Oskar de “il tamburo di latta”; il portiere Pfaff e il fratello di Kien, psicologo, figura esterna al libro, che giunge come una specie di deus ex machina a risolvere gli eventi e giustificare, analiticamente, il libro stesso. Proprio dalle pagine finali è stata estratta la parte di lettura qui sopra. Come spiega lo stesso Canetti, Auto da fé è un libro sulla massa. La straordinarietà di questo lavoro è come l’autore riesca a mantenere, grazie ad un uso più che copioso di luoghi comuni e frasi fatte, una spersonalizzazione dei suoi personaggi. Nessuno infatti, all’interno del romanzo, pare realmente umano. Ogni figura è caratterizzata con l’estremismo della caricatura. Psicologo a parte, nessuno, nemmeno Kien, risulta pensare in maniera razionale. I ragionamenti sono dettati dal pensiero comune, ed ogni individuo caratterizza all’estremo le sue irremovibili idee. Gli uomini sono rappresentazioni, immensi contenitori svuotati dall’interno, vasi vuoti che capaci di far rimbombare ottusamente le loro opinioni. Il distacco fra realtà e immaginazione suona come una rottura ogni volta che il senno sembra inevitabilmente necessario. Non esiste verità, poiché non esiste alcuna relatività oggettiva. Nella massa tutto è ragione, così come tutto è bugia.

INFO UTILI

531 pagine : 20 ore di lettura c.ca.
Opere affini : Ulysse – J.Joyce; Il tamburo di latta, G.Grass; La montagna incantata; T.Mann.

ORIGINI

Gaze of silence – Paul Klee – 1932
Auto da fé (Die Blendung) – Elias Canetti – 1935

via PaoloNova.com

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ROOMS with FRANCESCO MESSINA

ROOMS è la nuova rubrica di Hnsl. Oggi intervista a Francesco Messina. Le foto sono di Lara Bordoni.

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HNSL: Quando e come è nata la passione per la pittura?

Francesco Messina: Il giorno in cui andai ad iscrivermi in accademia.
Mio padre mi aveva spinto all’indirizzo di restauro, ma io ero lì solo per poter apprendere le tecniche pittoriche.
Quando spiegai con convinzione alla direttrice che ero lì solo per quello, realizai che la pittura era la mia passione.

Come si è evoluto il tuo stile?
Cambiando città. In Sicilia la vita scorre in un modo diverso. E’ tutto più ovattato, quasi confortante, ma lento.
Trasferendomi a Milano ho iniziato a vedere opere nuove, conoscere persone, artisti, vivere in un contesto artistico,
che a Catania è completamente assente.

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Chi sono i soggetti che vediamo nelle tue opere?
Uomini. Uomini che cercano di superare il confine, che vogliono a tutti i costi cambiare il proprio destino.
Uomini che durante il viaggio hanno vissuto tante esperienze, e di queste sono composti i miei soggetti.

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In particolare parlaci delle tue nuove opere realizzate in digitale.
Il parto più recente. Le opere in digitale sono nate da varie sperimentazioni utilizzando
programmi vettoriali. Ho sempre lavorato su carta e un bel giorno, dopo mesi a pensarci su, ho finalmente messo un lavoro dentro
lo scanner. Praticamente sono lavori su carta 2.0, la nuova generazione. :)
Oggi sono fermamente convito che un artista debba esprirmersi con qualsiasi mezzo.
E’ nella natura dell’essere un creativo creare.

Francesco Messina - Rooms - 2

Se ascolti della musica mentre dipingi, quale?
Ascolto David Bowie, Franco Battiato, Giuny Russo, Chantal Claret (la solista dei Morningwood), The Ting Tings, Goldfrapp
Delta V, Mama Cass, Amy Winehouse, Carmen Consoli, Gossip e quando serve Madonna.

Un Colore.
Il Bianco

Quale rapporto hai con il tuo studio?
Quotidiano, è in casa. Vivo nello studio.

Consigliaci un artista.
Gianni Pacinotti (Gipi).

Interview: hnsl.
Photos: Lara Bordoni.

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