Sogno di una notte di mezza estate + Hyeronimus Bosch

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DAL TESTO

Se noi ombre via abbiamo irritato,                  If we shadows have offended,

non prendetela a male, ma pensate                 Think but this, and all is mended—

di aver dormito, e che questa sia                      That you have but slumbered here

una visione della fantasia.                                    While these visions did appear.

Non prendetevela, miei cari signori,               And this weak and idle theme,

perché questa storia d’ogni logica è fuori:     No more yielding but a dream,

noi altro non v’offrimmo che un sogno;          Gentles, do not reprehend.

della vostra indulgenza abbiamo bisogno.    If you pardon, we will mend.

ORIGINI

Hyeronimus Bosch – The Garden of Earthly Delights (particular) – 1500≈

William Shakespeare – A Midsummer Night’s Dream – 1595

DUE PAROLE

Commedia ambientata in un lontano teatro dal sapore mediterraneo, “Sogno di una notte di mezza estate” intreccia tre storie differenti mischiando ogni tipo di fonte culturale a disposizione. Come un Omero tramutato in bardo, Shakespeare richiama al teatro miti e leggende onirici, collegando lo scenario dell’antica Grecia alla sua moderna Inghilterra, passando attraverso amazzoni, fate, elfi, eroi e miti. Una simbiosi culturale, difficilmente apprezzabile in italiano, da accompagnare al testo originale per far suonare la sua incredibile musicalità. Più volte indeciso sul pronunciarmi o meno su questa lettura, ho avuto l’imbeccata dallo stesso autore che, sebbene non conosca la mia scarsa conoscenza in materie di commedie, premia così il coraggio degli intraprendenti: “Non farebbe meraviglia, signore: può ben parlare un leone in mezzo a tanti somari”.

via Paolo Nova

Memorie di Adriano + Giorgio De Chirico

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DAL TESTO

Come chiunque altro, io non dispongo che di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l’osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte dei casi s’adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe. Ho letto, più o meno, tutto quel che è stato scritto dai nostri storici, dai nostri poeti, persino dai favolisti, benché questi ultimi siano considerati frivoli, e son loro debitore d’un numero d’informazioni, forse, maggiore di quante ne abbia raccolte nelle esperienze pur tanto varie della mia stessa vita. La parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press’a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l’andar del tempo, la vita m’ha chiarito i libri.

ORIGINI

Memorie di Adriano (Mémoires d’Hadrien) - Marguerite Yourcenar – 1951

Natura morta con argenteria – Giorgio De Chirico – 1962

DUE PAROLE

Così come il Pierre Menard di Borges, nel suo capolavoro “Finzioni”, riscrive un Don Chisciotte identico all’originale, eppur molecolarmente diverso, così la Yourcenar riesce a donarci la realtà di un uomo ricostruito nei suoi stessi pensieri. “Memorie di Adriano”, ovverosia la lunga lettera di commiato indirizzata al giovane Marco Aurelio, racconta analiticamente, dall’alba al tramonto, i ricordi dell’imperatore ormai prossimo alla morte. Adriano, uomo tra gli uomini, analizza così, rammentandosi e rammentando, l’intero spettro umano. L’uomo dietro la figura che arriva infine ad indiarsi (come spesso accade ad ogni essere pensante dotato di sensibilità ed orgoglio) spiegherà come sia la natura del suo animo, e non la posizione sociale, a renderlo divino tra i mortali. Un salto improponibile e magistrale, che ci permette di avvicinarci ad un’altra visione del mondo, quella della responsabilità. Dice egli, in un passo cruciale: “Non che io dispezzi gli uomini: se lo facessi, non avrei alcun diritto, né alcuna ragione, di adoperarmi a governarli.”

La Yourcenar combattè tutta la vita con questo inarrivabile romanzo che ebbe infatti una gestazioni di circa trent’anni. Un lavoro talmente elevato e profondo da suscitare, in maniera raffinatamente bilanciata, le percezione di divinità e trivialità in qualunque lettore si lasci trasportare da questa meravigliosa lettura.

via PaoloNova.com

IL MERCATO NERO | Xmas Edition

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“Il Mercato Nero è il luogo dove la fantasia non si nasconde, ma si manifesta. Un’asse su cui si dipanano incontri e scambi, un universo parallelo dove la creatività prende la forma di oggetti unici, e la ricerca porta sempre a una favolosa scoperta. Come il nero racchiude in sé tutti i colori, questo nuovo market-place porta alla luce le molteplici sfumature della creatività e del divertimento.”

via Official Event

New Girls x Le Cannibale x Killer Kiccen

Presso Killer Kiccen, via Pestalozzi 10, 20143 Milano.

EST HER | ART

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“Nasce nel 1991 in provincia di Como, frequenta studi artistici e si laurea nel 2013 in Graphic Design & Art Direction a Milano. Collabora con alcune agenzie di comunicazione e parallelamente porta avanti i suoi progetti personali tra cui Est Her e Turbosafary (collettivo artistico formatosi nel 2013), sperimentando diverse tecniche nel campo visuale ed artistico.”

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Narciso e Boccadoro + Giovanni Bellini

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DAL TESTONon è il nostro compito quello di avvicinarci, così come non si avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra méta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

ORIGINI

Narciso e Boccadoro (Narziß und Goldmund) – Hermann Hesse – 1930

Presentazione al tempio (estratto) – Giovanni Bellini – 1460 circa

DUE PAROLE

Libro stucchevole e a tratti melenso, “Narciso e Boccadoro” parla del perpetuo completamento di ogni artista e degli estremi che eternamente si rincorrono. Lontanissimo dall’incisività formativa e largamente buonista, può risultare di gradevole lettura per i cerchiobottisti o meglio ancora per quei pinzocheri che Dante scagliava primi all’inferno. Lettori, ma ancor prima individui, che stentano a prendere decisioni e che sempre cercheranno di abbracciare la completezza, piuttosto che la posizione.

via PaoloNova.com

UMBERTO CHIODI | CROSSAGE

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La Galleria Studio d’Arte Cannaviello presenta la mostra personale Crossage di Umberto Chiodi (nato a Bentivoglio – BO, 1981 – vive e lavora a Milano).

Le opere in mostra fanno parte di un ciclo di lavori dal medesimo titolo che l’artista ha realizzato fra il 2013 e il 2014. La prima parte del progetto è stata presentata in anteprima al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone nel settembre 2013.

Nella serie Crossage, il disegno, punto di partenza della ricerca espressiva di Chiodi, si fonde con altre tecniche (collage-intarsio-intaglio) dando vita a un linguaggio ibrido, collassato e dinamico allo stesso tempo.

Gli elementi di recupero usati per il collage sono immagini tratte da riviste d’epoca, album di famiglia, carte geografiche o tappezzerie. Questi frammenti vengono impiegati alla maniera di campiture pittoriche che non si limitano ad accordare al soggetto dell’opera le sue cromie, ma contengono dati visivi in grado di conferirgli precisazioni semantiche.

Ogni elemento, ossessivamente, ha una sua funzione nel discorso e, attraverso la tecnica dell’intarsio, viene fatto collimare in modo da alludere ad una serie di “incidenti” letterali e figurati.

Così che il mondo naturale, citato attraverso fotografie di recupero o carte marmorizzate che lo stesso artista realizza, è oppresso da elementi meccanici che lo blandiscono a guisa d’ornamento.

Anche nel modo in cui viene trattato il disegno traspare la stessa ambiguità del collage: la forma racchiude contorsioni segniche simili a schiere di piccole croci o a cancellature usate per obliare un testo scritto.

Il fondo di ogni opera viene intagliato per diventare segno, simile a un sistema arterioso di un corpo specchiante attraverso cui l’osservatore può confrontarsi.

via Umberto Chiodi e La Galleria Studio d’Arte Cannaviello.